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Una camicia contro le telecamere con IA: la stampa prova a confondere gli algoritmi

Una camicia dai colori accesi e dall’aspetto apparentemente caotico può diventare uno strumento per mettere alla prova i sistemi di videosorveglianza basati sull’intelligenza artificiale. È l’idea del designer tedesco Simon Weckert, che ha realizzato un capo progettato non tanto per passare inosservato alle persone, quanto per rendere più difficile il lavoro degli algoritmi.

La particolare stampa combina grandi forme nei toni del rosa, arancione e verde, organizzate con uno scopo preciso: alterare visivamente i contorni che un sistema di riconoscimento può utilizzare per individuare la sagoma di una persona.

Il risultato è un progetto che esplora i limiti della visione artificiale e, allo stesso tempo, solleva interrogativi sul rapporto tra abbigliamento, privacy e diffusione delle telecamere intelligenti.

La stampa è pensata per alterare la silhouette umana

I sistemi di computer vision non osservano una scena nello stesso modo di una persona. Gli algoritmi elaborano le immagini cercando caratteristiche e schemi appresi durante l’addestramento per stabilire, per esempio, se in una determinata area dell’inquadratura sia presente un essere umano.

La camicia di Weckert cerca di sfruttare proprio questa caratteristica.

Le grandi forme colorate sono distribuite sul tessuto in modo da interferire con la normale percezione algoritmica della silhouette del corpo, rendendo potenzialmente più difficile distinguere correttamente i confini tra le diverse parti della figura.

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Secondo il designer, infatti, i modelli di intelligenza artificiale non possiedono una comprensione della persona paragonabile a quella umana, ma lavorano sulla base delle caratteristiche statistiche apprese dai dati utilizzati per addestrarli.

Una grafica costruita appositamente per mettere in difficoltà questi criteri può quindi evidenziare i punti deboli di determinati sistemi di rilevamento. Questo non significa però che una simile camicia possa rendere chi la indossa universalmente “invisibile” a qualsiasi telecamera o algoritmo: l’efficacia può dipendere dal modello utilizzato e dalle condizioni in cui avviene il riconoscimento.

Per progettare la camicia è stata utilizzata la stessa IA

C’è anche un elemento curioso nel processo creativo: Weckert ha utilizzato l’intelligenza artificiale per sviluppare il motivo destinato a mettere in difficoltà altri sistemi basati sulla stessa tecnologia.

Il disegno è stato ottenuto attraverso un processo di sperimentazione e successive modifiche, cercando una configurazione visiva capace di interferire con il riconoscimento della figura umana.

Non è la prima volta che il designer tedesco utilizza un progetto artistico e tecnologico per evidenziare i limiti dei sistemi digitali.

Nel 2020 Weckert attirò l’attenzione con un esperimento sulle strade di Berlino: trasportò 99 smartphone accesi all’interno di un carrellino, inducendo Google Maps a interpretare la concentrazione di dispositivi come traffico intenso e a mostrare virtualmente un ingorgo.

La nuova camicia segue una filosofia simile. Questa volta, però, il bersaglio non sono gli algoritmi che analizzano il traffico, ma quelli che cercano di riconoscere le persone attraverso le immagini. Un esperimento che mostra come anche un semplice capo d’abbigliamento possa trasformarsi in uno strumento per esplorare i limiti dell’IA applicata alla videosorveglianza.

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