Un nanocomputer di polimero morbido imita il funzionamento dei neuroni

Un componente microscopico capace di elaborare e memorizzare informazioni nello stesso elemento, sfruttando le proprietà fisiche di un materiale morbido anziché affidarsi esclusivamente alla tradizionale elettronica al silicio. È il principio alla base di una nuova piattaforma di calcolo sviluppata dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), ispirata ad alcuni meccanismi dei neuroni biologici.
La tecnologia utilizza un sottile strato di polidimetilsilossano (PDMS), un polimero flessibile, inserito tra elettrodi metallici. La deformazione del materiale e il suo successivo recupero permettono al dispositivo di conservare una sorta di memoria delle sollecitazioni precedenti, aprendo la strada a componenti neuromorfici estremamente compatti.
Il polimero diventa contemporaneamente memoria e unità di calcolo
Nei computer convenzionali, elaborazione e memoria sono generalmente affidate a componenti distinti. Questa separazione comporta un continuo trasferimento di informazioni tra processore e memoria, con conseguenze in termini di consumo energetico e prestazioni.
Il dispositivo sperimentale punta invece a riunire diverse funzioni all’interno dello stesso componente. Al centro della struttura si trova un sottile strato di PDMS, posizionato tra due elettrodi metallici.
Quando viene applicata una tensione, l’interazione elettrostatica tra gli elettrodi provoca la compressione del materiale. Una volta modificato il segnale elettrico, il polimero non recupera istantaneamente la configurazione precedente, ma ritorna gradualmente verso il proprio stato iniziale.
È proprio questo comportamento meccanico a consentire al componente di mantenere temporaneamente informazioni su ciò che è accaduto in precedenza. La sua risposta non dipende quindi soltanto dal segnale presente in un determinato istante, ma anche dalla storia delle sollecitazioni ricevute.
Un comportamento ispirato ai neuroni biologici
Il funzionamento presenta caratteristiche che ricordano quelle di un neurone. Il dispositivo può accumulare progressivamente l’effetto degli stimoli ricevuti fino al raggiungimento di una determinata soglia.
Superato questo limite, il componente produce una risposta e successivamente torna verso lo stato iniziale. Il principio richiama il comportamento di integrazione e attivazione tipico dei neuroni, nei quali diversi segnali contribuiscono al raggiungimento della soglia necessaria per generare una risposta.
La particolarità del sistema sta nel fatto che memoria ed elaborazione sono integrate direttamente nel comportamento fisico del materiale. Non è quindi necessario replicare lo stesso meccanismo utilizzando numerosi componenti elettronici separati.
Questa impostazione rientra nel più ampio settore del calcolo neuromorfico, nel quale ricercatori e aziende cercano di sviluppare architetture capaci di elaborare le informazioni utilizzando principi più vicini al funzionamento dei sistemi biologici.

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Meno trasferimenti di dati per ridurre i consumi
Integrare memoria e calcolo nello stesso elemento potrebbe avere conseguenze importanti soprattutto per i dispositivi che devono funzionare con quantità molto limitate di energia.
Una parte dei consumi dei sistemi informatici tradizionali deriva infatti dal continuo movimento dei dati tra le unità che li conservano e quelle incaricate di elaborarli. Un componente capace di svolgere entrambe le funzioni può potenzialmente ridurre la necessità di questi trasferimenti.
La natura morbida del polimero aggiunge inoltre una caratteristica difficilmente ottenibile con l’elettronica convenzionale: la possibilità di realizzare sistemi maggiormente compatibili con superfici flessibili, dispositivi indossabili e applicazioni nelle quali l’hardware deve adattarsi a strutture non rigide.
La ricerca si trova comunque ancora in una fase sperimentale e il passaggio da un singolo elemento funzionante a sistemi di calcolo complessi richiederà ulteriori sviluppi.
Dai dispositivi indossabili alle protesi intelligenti
Tra i prossimi obiettivi c’è l’integrazione di sensori direttamente nella piattaforma, in modo che il dispositivo possa non soltanto elaborare segnali elettrici, ma anche reagire autonomamente alle informazioni provenienti dall’ambiente.
Una tecnologia di questo tipo potrebbe trovare applicazione nei dispositivi a bassissimo consumo, nei sistemi indossabili e nei sensori progettati per interagire più facilmente con il corpo umano.
Un altro possibile settore riguarda le protesi intelligenti, dove componenti morbidi capaci di combinare rilevamento, memoria ed elaborazione potrebbero consentire la realizzazione di sistemi più compatti e adattabili.
Anche i sensori biocompatibili rappresentano un campo potenzialmente interessante. La possibilità di effettuare parte dell’elaborazione direttamente nel materiale permetterebbe, almeno in prospettiva, di ridurre la quantità di circuiti esterni necessari.
Il risultato del MIT mostra così un approccio differente alla miniaturizzazione: non soltanto rendere più piccoli i componenti tradizionali, ma sfruttare direttamente le proprietà meccaniche dei materiali morbidi per attribuire loro funzioni normalmente svolte da memoria e processore separati.
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