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OpenAI e Anthropic sfidano gli hacker: l’IA rivoluziona la cybersicurezza

L’intelligenza artificiale sta diventando una delle armi più potenti contro le minacce informatiche. OpenAI e Anthropic, due delle aziende più influenti nel settore AI, hanno presentato nuovi progetti destinati a cambiare radicalmente il modo in cui vengono individuate e corrette le vulnerabilità software. L’obiettivo è chiaro: ridurre i rischi di attacchi hacker e rendere i servizi digitali più sicuri sia per le aziende sia per gli utenti comuni.

Negli ultimi mesi le due società hanno mostrato approcci differenti ma complementari. Da una parte c’è chi utilizza l’AI per scovare falle nascoste nei sistemi esistenti, dall’altra chi punta a sviluppare software progettati fin dall’inizio per resistere meglio agli attacchi informatici.

Anthropic e il progetto Glasswing

All’inizio di aprile Anthropic ha annunciato Glasswing, un’iniziativa sviluppata insieme a colossi tecnologici come Apple, Google, Amazon e Microsoft. Il progetto si basa su una versione avanzata del modello Claude chiamata Claude Mythos Preview, considerata talmente potente da non essere ancora destinata al pubblico.

I risultati ottenuti hanno attirato immediatamente l’attenzione del settore. Il sistema AI è riuscito a individuare migliaia di vulnerabilità critiche rimaste inosservate per anni. Tra i casi più sorprendenti spicca una falla presente da 27 anni in OpenBSD, piattaforma da sempre considerata estremamente sicura.

La rete neurale ha inoltre identificato un grave problema all’interno della libreria FFmpeg, un errore rimasto nascosto per oltre 16 anni nonostante milioni di controlli automatici effettuati nel tempo. Secondo gli esperti, i tradizionali strumenti di testing avevano mancato quella vulnerabilità oltre 5 milioni di volte.

Anche Mozilla ha beneficiato della tecnologia Mythos. In appena un mese l’azienda è riuscita a correggere 271 vulnerabilità all’interno del browser Firefox, un numero superiore a quello scoperto manualmente nell’arco di circa un anno e mezzo. Alcuni bug avrebbero persino consentito infezioni informatiche tramite un semplice clic su un link dannoso.

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La strategia di OpenAI per software più resistenti

OpenAI ha invece scelto una strategia diversa con il progetto Daybreak. L’idea non è limitarsi a trovare falle già esistenti, ma costruire applicazioni più sicure sin dalle prime fasi di sviluppo grazie al concetto di “resilient by design”.

Per raggiungere questo obiettivo vengono utilizzati i modelli GPT-5.5 e una variante specializzata chiamata GPT-5.5-Cyber. Quest’ultima è stata progettata per attività di ethical hacking e test controllati, così da simulare attacchi reali senza compromettere sistemi sensibili.

Un ruolo centrale è affidato all’agente autonomo Codex, capace di analizzare enormi quantità di codice sorgente alla ricerca di possibili vettori di attacco. Il sistema non si limita a segnalare i problemi, ma suggerisce direttamente le modifiche necessarie per correggerli.

Operazioni che in passato richiedevano ore di lavoro manuale potrebbero essere completate in pochi minuti, accelerando enormemente il rilascio di aggiornamenti di sicurezza e patch correttive.

Perché gli utenti ne beneficeranno

L’impiego dell’intelligenza artificiale nella cybersicurezza potrebbe avere effetti concreti sulla vita quotidiana degli utenti. Sistemi più sicuri significheranno infatti minori probabilità di furto di password, dati bancari e informazioni personali.

Le AI possono occuparsi delle attività di diagnosi più ripetitive e complesse, permettendo agli specialisti di concentrarsi sui problemi più sofisticati. Questo porterà a aggiornamenti più rapidi, controlli più frequenti e una riduzione dei tempi necessari per individuare nuove minacce.

Le iniziative coinvolgono anche istituzioni governative e grandi realtà finanziarie come JPMorganChase, segnale che il settore bancario punta a rafforzare ulteriormente le proprie difese contro gli attacchi informatici.

Un altro aspetto particolarmente importante riguarda il software open source. Anthropic ha annunciato investimenti milionari destinati alla protezione dei progetti gratuiti e delle librerie utilizzate ogni giorno da milioni di servizi online. Gran parte dell’infrastruttura di internet dipende infatti da componenti open source, spesso mantenuti da team ridotti con risorse limitate.

Con l’evoluzione di questi strumenti, l’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi non solo in un assistente per gli sviluppatori, ma in una vera e propria barriera preventiva contro gli hacker del futuro.

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