Revolut sotto ricatto: hacker chiedono 3 milioni di dollari e minacciano di vendere i dati dei clienti

Revolut sarebbe finita nel mirino del gruppo hacker iamnotavillain, che avrebbe avanzato una richiesta di riscatto da 3 milioni di dollari minacciando, in caso di mancato pagamento, di vendere informazioni riservate appartenenti a centinaia di clienti.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, gli hacker avrebbero concesso alla società appena 24 ore per soddisfare la richiesta. La vicenda riguarda dati particolarmente sensibili e, almeno sulla base delle informazioni disponibili, le affermazioni del gruppo devono essere considerate rivendicazioni degli stessi cybercriminali.
La richiesta di riscatto e i dati di 680 clienti
Il gruppo iamnotavillain avrebbe chiesto a Revolut il pagamento di 3 milioni di dollari, indicando anche la possibilità di versare l’equivalente di 6.000 unità della criptovaluta Monero.
In assenza del pagamento entro il termine stabilito, gli hacker avrebbero minacciato di mettere a disposizione di altri gruppi criminali i dati riservati di 680 clienti Revolut.
Le informazioni rivendicate comprenderebbero date di nascita, indirizzi postali, numeri di telefono e copie di documenti personali. Tra questi figurerebbero carte d’identità, passaporti e patenti di guida, materiale che, qualora la sottrazione venisse confermata, avrebbe un evidente valore per attività fraudolente e furti d’identità.
La natura delle informazioni coinvolte rende la vicenda particolarmente delicata. Non si tratterebbe infatti soltanto di credenziali eventualmente sostituibili, ma di documenti e dati personali che possono essere più difficili da proteggere una volta entrati in circolazione.
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Le minacce informatiche tornano al centro dell’attenzione
Il caso Revolut arriva in un periodo segnato da altri episodi di criminalità informatica di notevole portata. Il 13 settembre è emersa la notizia della pubblicazione nel dark web di documenti sottratti dopo un attacco alle reti del Senato di Berlino.
Secondo le informazioni riportate, gli aggressori avrebbero sottratto complessivamente 5,79 terabyte di dati, tra i quali sarebbero comparsi anche documenti riservati relativi ai voli di droni.
Pochi giorni prima, l’8 settembre, era stato segnalato un altro episodio riguardante il settore delle criptovalute. Un hacker avrebbe sottratto circa 340 milioni di dollari in Bitcoin compromettendo il sistema di regolamento Liquid Network, per poi restituire successivamente gran parte dei fondi.
Questi episodi sono distinti tra loro e non indicano necessariamente collegamenti tra gli autori, ma mostrano quanto dati personali, infrastrutture pubbliche e sistemi legati agli asset digitali continuino a rappresentare obiettivi di grande interesse per la criminalità informatica.
Nel caso di Revolut, resta centrale verificare la reale portata dell’eventuale compromissione e l’autenticità dei dati rivendicati dagli hacker. La richiesta di riscatto, da sola, non permette infatti di stabilire con certezza che tutte le informazioni dichiarate dal gruppo siano effettivamente in suo possesso.
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