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Social vietati agli under 16 negli USA: una proposta bipartisan riapre il dibattito su età e privacy

Gli Stati Uniti potrebbero introdurre una delle restrizioni federali più incisive mai proposte sull’accesso dei minorenni ai social network. Due membri della Camera dei Rappresentanti hanno presentato l’11 settembre 2026 il 16 & Up Social Media Act, un disegno di legge che punta a vietare gli account social agli utenti con meno di 16 anni.

La proposta è bipartisan ed è stata presentata dalla repubblicana Erin Houchin, rappresentante dell’Indiana, e dal democratico Jake Auchincloss, rappresentante del Massachusetts. Il provvedimento non è però una legge in vigore: dovrà affrontare l’iter del Congresso e ottenere la firma del presidente prima di poter diventare operativo.

Il progetto interviene inoltre su una questione particolarmente delicata: come stabilire l’età degli utenti senza trasformare i social network in sistemi di identificazione di massa. È proprio su questo punto che si concentra parte del confronto tra chi considera necessarie maggiori protezioni per i minori e chi teme conseguenze per privacy e libertà di espressione.

Cosa prevede il 16 & Up Social Media Act

Il disegno di legge riguarda piattaforme accessibili al pubblico nelle quali i contenuti generati dagli utenti rappresentano una funzione centrale e sono presenti caratteristiche tipiche dei moderni social network, come profili ricercabili, follower, sistemi di interazione e raccomandazioni personalizzate.

Nel testo vengono citate anche funzionalità come scroll infinito, riproduzione automatica, notifiche push e sistemi di raccomandazione basati sui dati personali.

L’obiettivo è impedire agli utenti sotto i 16 anni di mantenere un account sulle piattaforme interessate. Secondo la documentazione riportata nella fonte, la responsabilità scatterebbe quando un’azienda sa, o avrebbe ragionevolmente dovuto sapere, che l’utente non ha ancora raggiunto l’età richiesta.

Se approvata, la misura imporrebbe anche tempistiche precise per gli account già esistenti. Le piattaforme dovrebbero procedere alla loro identificazione entro 60 giorni dall’entrata in vigore, notificare gli utenti interessati entro 180 giorni e successivamente eliminare gli account entro 30 giorni dalla comunicazione.

Dovrebbe inoltre essere disponibile un meccanismo di ricorso per chi viene identificato erroneamente come minorenne.

Verificare l’età senza chiedere un documento a tutti

Uno degli aspetti più controversi riguarda inevitabilmente la verifica dell’età.

Il progetto, secondo il testo fornito, non impone esplicitamente a tutti gli utenti di caricare un documento d’identità e non stabilisce un’unica tecnologia obbligatoria per effettuare i controlli.

Il problema nasce però dal meccanismo stesso della norma. Se una piattaforma può essere ritenuta responsabile quando avrebbe dovuto sapere che un utente ha meno di 16 anni, potrebbe essere incentivata ad adottare sistemi più rigorosi per determinare l’età delle persone.

In caso di contestazione, la piattaforma potrebbe richiedere le informazioni strettamente necessarie per verificare l’età. La decisione sul ricorso dovrebbe arrivare entro cinque giorni e le prove raccolte per questa procedura non potrebbero essere conservate, vendute o trasferite secondo le condizioni descritte nella proposta.

La questione interessa anche gli adulti. Una persona maggiorenne identificata erroneamente come minore potrebbe essere costretta a fornire ulteriori informazioni per dimostrare di avere diritto a mantenere l’account.

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La FTC avrebbe il compito di far rispettare le nuove regole

L’applicazione federale del provvedimento verrebbe affidata alla Federal Trade Commission (FTC). Le eventuali violazioni sarebbero trattate nell’ambito delle pratiche sleali o ingannevoli previste dalle competenze dell’agenzia.

Anche gli Stati avrebbero la possibilità di intraprendere azioni contro le aziende in caso di violazioni.

Non tutte le disposizioni diventerebbero operative contemporaneamente. Alcune avrebbero effetto un anno dopo l’eventuale approvazione definitiva, mentre identificazione degli account, notifiche, rimozioni e procedure di ricorso seguirebbero le specifiche scadenze stabilite dal testo.

Resta comunque un passaggio fondamentale: al momento si parla esclusivamente di un disegno di legge. Per diventare legge federale dovrà essere approvato dalla Camera e dal Senato e successivamente firmato dal presidente.

Sicurezza dei ragazzi contro rischi per la privacy

Tra i sostenitori della proposta figura lo psicologo sociale Jonathan Haidt, che ha indicato come obiettivo quello di intervenire sulle caratteristiche delle piattaforme considerate capaci di favorire un utilizzo compulsivo.

Il dibattito sulla relazione tra social network e benessere dei giovani è attivo da tempo negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, trasformare un limite anagrafico in una misura realmente applicabile apre questioni tecniche e giuridiche non secondarie.

I critici dei sistemi obbligatori di age assurance sottolineano soprattutto i possibili effetti sulla privacy. Quanto più accurata deve essere la verifica, infatti, tanto maggiore può diventare la quantità di informazioni necessarie per dimostrare l’età.

Esistono inoltre interrogativi sulla possibilità di utilizzare Internet in maniera anonima e sull’accesso dei giovani a informazioni e forme di espressione legittime. Sono questioni destinate a pesare sull’eventuale percorso legislativo e sui possibili contenziosi.

Dagli Stati Uniti all’Australia, le regole sui minori cambiano

Gli Stati Uniti non sono gli unici ad affrontare il problema. Negli ultimi anni diversi Paesi hanno adottato o discusso sistemi per limitare l’accesso dei minori ad alcuni servizi online.

Il materiale fornito richiama, tra gli altri, i casi di Australia, Regno Unito e Unione europea, dove sono state adottate strategie differenti per affrontare protezione dei minori, verifica dell’età e accesso ai contenuti online.

Negli Stati Uniti, inoltre, esistono già iniziative a livello statale, con normative che hanno generato discussioni e contenziosi sulla compatibilità tra tutela dei minorenni, privacy e diritti costituzionali.

Il 16 & Up Social Media Act tenta di portare il confronto sul piano federale, introducendo una soglia netta di 16 anni per la creazione e il mantenimento degli account sulle piattaforme che rientrerebbero nella definizione prevista.

La proposta dovrà ora affrontare il percorso legislativo e il confronto politico e giuridico che inevitabilmente accompagna una misura di questa portata. Il nodo centrale rimarrà trovare un equilibrio tra protezione dei minori e tutela della privacy degli utenti, evitando che la verifica dell’età produca rischi sproporzionati rispetto agli obiettivi della normativa.

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