Gli USA vogliono vietare per sempre le auto cinesi: i colossi dell’auto fanno pressione sul Congresso

I grandi costruttori automobilistici vogliono che gli Stati Uniti vietino definitivamente le auto cinesi connesse. L’Alliance for Automotive Innovation, che rappresenta General Motors, Ford, Toyota, Volkswagen, Hyundai, Honda, Stellantis e altre aziende, ha chiesto al Congresso di trasformare in legge permanente le restrizioni contro veicoli, software e hardware legati alla Cina. La richiesta è stata rilanciata il 2 novembre 2026, prima della breve sessione parlamentare successiva alle elezioni di metà mandato.
Il motivo ufficiale è la sicurezza nazionale: le automobili connesse raccolgono informazioni su percorsi, conducenti e infrastrutture. Ma dietro la richiesta emerge anche un interesse economico evidente: impedire ai produttori cinesi, sempre più competitivi per prezzo e tecnologia, di conquistare il mercato americano. Il dibattito ha conseguenze potenziali anche per aziende europee, come Mercedes-Benz, che hanno azionisti cinesi.
Perché le case automobilistiche chiedono un divieto permanente
Il presidente dell’Alliance for Automotive Innovation, John Bozzella, sostiene che gli Stati Uniti debbano proteggere il proprio mercato dall’arrivo di veicoli cinesi sovvenzionati, capaci di rappresentare un rischio di sorveglianza e di penalizzare aziende che hanno investito per generazioni negli stabilimenti americani. La coalizione comprende costruttori statunitensi, europei e asiatici attivi negli USA: non è una battaglia condotta soltanto da Detroit.
Le restrizioni attuali derivano da regolamenti federali che una futura amministrazione potrebbe modificare. Una legge approvata dal Congresso sarebbe molto più difficile da cambiare, anche se non letteralmente irreversibile. I sostenitori vogliono che il divieto diventi stabile prima che nuovi produttori entrino nel mercato.
Auto connesse e sorveglianza: quali sono i rischi
Un’automobile moderna integra sensori, telecamere, microfoni, navigazione satellitare e connessione Internet. Questi strumenti possono registrare la posizione del veicolo, le abitudini del conducente e informazioni sulle strade percorse. Washington teme che software o componenti hardware controllati da soggetti legati alla Cina possano facilitare accessi non autorizzati a dati sensibili o creare dipendenze tecnologiche pericolose.
Il rischio potenziale non equivale però alla prova che tutte le automobili cinesi effettuino attività di spionaggio. Le misure proposte hanno natura preventiva. La sicurezza informatica dei veicoli è una questione che riguarda tutti i produttori, indipendentemente dalla nazionalità: conta come vengono protetti i dati, chi può accedervi e quali aggiornamenti vengono garantiti.
Le restrizioni esistono già: software dal 2027 e hardware dal 2030
Gli Stati Uniti hanno già adottato norme che limitano determinate tecnologie connesse riconducibili alla Cina e alla Russia. Le restrizioni previste per il software iniziano nel 2027, mentre quelle per l’hardware nel 2030, secondo le condizioni dei regolamenti. A questo si aggiungono dazi superiori al 100% sulle auto elettriche cinesi, che ostacolano fortemente la loro competitività negli USA.
Il Connected Vehicle Security Act of 2026 ha superato a luglio un passaggio nella commissione Commercio del Senato. Una proposta collegata alla Camera dispone di oltre cento sostenitori. Non esiste ancora un nuovo divieto permanente approvato dal Congresso: la richiesta dei costruttori è proprio quella di arrivare al voto prima della conclusione della sessione.
Il caso Mercedes-Benz: anche i marchi europei potrebbero essere coinvolti
La definizione di automobile cinese non è sempre semplice. Le grandi aziende automobilistiche hanno azionisti, società controllate e partnership in più Paesi. Mercedes-Benz ha investitori cinesi che detengono complessivamente una partecipazione intorno al 20%. Alcune formulazioni legislative basate sulla quota di capitale cinese potrebbero quindi creare problemi anche a un costruttore tedesco.
Questo punto ha complicato il confronto politico e contribuito alle richieste di chiarimento. Non significa che Mercedes-Benz sia stata bandita dagli Stati Uniti, ma mostra come una misura concepita per colpire i costruttori cinesi rischi di avere effetti collaterali su aziende internazionali. Il testo definitivo e le eventuali eccezioni saranno decisivi.
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Le auto cinesi crescono in Europa e allarmano i concorrenti
Bozzella ha citato la crescita delle importazioni di veicoli cinesi nell’Unione europea: oltre 1,1 milioni di unità nei primi otto mesi del 2026, secondo i dati richiamati dall’associazione, più del totale del 2025. Per le case tradizionali, questa espansione dimostra quanto rapidamente i nuovi concorrenti possano guadagnare quote di mercato.
Il confronto non riguarda soltanto la sicurezza. I marchi cinesi offrono veicoli elettrici e connessi a prezzi spesso competitivi, mentre i produttori storici devono sostenere ingenti investimenti nella transizione tecnologica. La richiesta di un divieto può quindi rispondere contemporaneamente a preoccupazioni di sicurezza e a interessi di protezione industriale. Le due motivazioni non si escludono.
Trump apre agli investimenti cinesi, l’industria teme un cambio di rotta
A settembre il presidente Donald Trump aveva espresso disponibilità ad accogliere aziende cinesi che volessero costruire automobili direttamente negli Stati Uniti. Questa posizione ha alimentato le preoccupazioni dei costruttori che sostengono il divieto. Una fabbrica americana, infatti, non esclude automaticamente l’impiego di software o hardware sviluppati e controllati all’estero.
La Cina ha contestato le restrizioni americane, presentandole come forme di discriminazione e protezionismo. Il confronto coinvolge così sicurezza nazionale, commercio internazionale, investimenti industriali e accesso dei consumatori a nuovi modelli.
Cosa cambia per l’Italia e per chi vuole acquistare un’auto cinese
La proposta americana non introduce alcun divieto in Italia o nell’Unione europea. Le automobili cinesi possono continuare a essere commercializzate in Europa nel rispetto delle norme applicabili. Se gli Stati Uniti consolidassero la chiusura del proprio mercato, però, i produttori cinesi potrebbero concentrare ulteriormente le strategie commerciali in Europa, aumentando la concorrenza.
Per chi acquista un’auto connessa, la questione fondamentale resta la protezione dei dati: quali informazioni vengono raccolte, dove sono conservate, chi può accedervi e per quanto tempo sono garantiti gli aggiornamenti? Sono domande da rivolgere a qualsiasi marchio, non soltanto a quelli cinesi.
Una guerra commerciale che passa anche dal software
Il Congresso deve ancora decidere se rendere permanenti le restrizioni e con quali criteri. La richiesta dei grandi costruttori è chiara: impedire che una futura amministrazione riapra facilmente il mercato americano alle auto cinesi connesse. Ma il caso Mercedes-Benz e le differenti posizioni politiche mostrano quanto sia difficile tracciare confini netti in un settore globale.
L’automobile moderna è ormai una piattaforma digitale in movimento. Per questo la competizione non si combatte soltanto sui prezzi e sulle batterie, ma anche su software, dati, catene di fornitura e controllo delle tecnologie.
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