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Elon Musk nel mirino dei Capytistas: minacciano di pubblicare oltre 150 indirizzi privati di miliardari

Un gruppo internazionale di attivisti anonimi ha annunciato una campagna per pubblicare oltre 150 indirizzi privati associati a miliardari statunitensi. La prima persona presa di mira è Elon Musk, insieme al fratello Kimbal e ad alcuni dirigenti di Tesla. L’iniziativa è rivendicata dai Capytistas, un’organizzazione clandestina che afferma di voler denunciare l’influenza delle grandi fortune sulla politica e sull’economia americana.

La vicenda non riguarda un semplice elenco di personaggi facoltosi. Il gruppo sostiene di aver preparato oltre 3.500 schede e documenti su persone il cui patrimonio complessivo ammonterebbe a circa 1.400 miliardi di dollari. Dichiara inoltre di aver raccolto più di 1,2 milioni di dollari per finanziare la campagna. Si tratta, tuttavia, di cifre comunicate dagli stessi attivisti: non tutte le loro affermazioni sono state verificate in modo indipendente.

Chi sono i Capytistas e perché prendono di mira i miliardari

I Capytistas si descrivono come una rete internazionale composta da attivisti, ricercatori, giornalisti e artisti. Secondo due rappresentanti intervistati da WIRED in forma anonima, il gruppo lavora da circa un anno alla raccolta di informazioni sulle grandi fortune e sulle persone che ritiene vicine ai loro interessi economici.

Gli organizzatori sostengono che una concentrazione eccessiva di ricchezza e potere politico costituisca un pericolo per la società. La loro strategia consiste nell’esporre informazioni personali di persone influenti per attirare l’attenzione pubblica sulle attività delle aziende che controllano.

Il gruppo dichiara di operare attraverso piccole squadre separate, i cui componenti spesso non conoscono l’identità degli altri partecipanti. Questa struttura renderebbe più difficile individuare i responsabili delle pubblicazioni e ricostruire il funzionamento dell’organizzazione.

Elon Musk è il primo obiettivo, ma la campagna riguarda anche Tesla

Il primo dossier descritto da WIRED contiene 32 indirizzi associati a Musk e a figure della dirigenza Tesla. Fra i nomi citati figurano Kimbal Musk, fratello dell’imprenditore, e Robyn Denholm, presidente del consiglio di amministrazione della casa automobilistica.

Gli attivisti hanno suddiviso i soggetti in categorie. Musk occupa la posizione principale, mentre i dirigenti e i membri del consiglio di amministrazione compaiono fra gli obiettivi secondari. Fra quelli di terzo livello figurano investitori come Vanguard e BlackRock e quasi 40 fornitori: per queste realtà, secondo la ricostruzione giornalistica, vengono indicati soltanto uffici, fabbriche e strutture aziendali.

I Capytistas sostengono che Musk non sia neppure uno dei loro obiettivi più importanti dal punto di vista delle rivendicazioni. Lo avrebbero scelto per iniziare perché è una figura capace di attirare una grande attenzione mediatica, anche a causa del suo coinvolgimento politico e del ruolo ricoperto nel 2025 nell’amministrazione statunitense.

Come vengono raccolte le informazioni personali

La rete afferma di aver utilizzato soprattutto registri immobiliari, documenti giudiziari, atti societari e informazioni pubblicamente accessibili. Gli attivisti riferiscono anche di aver fatto ricorso, in misura minore, a sorveglianza fisica, contatti personali e dati provenienti dal mercato della pubblicità digitale.

È un dettaglio che mostra quanto sia complesso il tema della privacy. Un singolo documento pubblico può sembrare innocuo, ma l’incrocio di numerose fonti può consentire di costruire profili dettagliati sulle abitudini e sulle proprietà di una persona. L’accessibilità di un’informazione, inoltre, non elimina automaticamente i rischi derivanti dalla sua diffusione sistematica.

Il gruppo sostiene che le aziende legate alle grandi fortune traggano profitto dalla raccolta dei dati dei cittadini e vuole utilizzare una tattica analoga contro i loro proprietari. Questa è la giustificazione proposta dagli attivisti, non una dimostrazione che tutte le persone coinvolte abbiano commesso violazioni della privacy.

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Che cos’è il doxxing e perché è pericoloso

La pratica annunciata dai Capytistas viene definita doxxing: consiste nel diffondere informazioni personali identificative, spesso senza il consenso degli interessati, con l’obiettivo di esporli pubblicamente. Gli stessi membri del gruppo riconoscono che la loro iniziativa rientra in questa definizione.

Il rischio non è soltanto reputazionale. Rendere pubblica la posizione di un’abitazione privata può favorire molestie, intimidazioni e aggressioni, anche contro familiari, vicini e altre persone che non hanno alcun ruolo nelle decisioni delle aziende contestate.

Gli attivisti dichiarano di voler prevenire la violenza e promuovere forme di responsabilità pubblica. Tuttavia, l’intenzione dichiarata non annulla le possibili conseguenze della diffusione di dati sensibili. Per questo non riportiamo indirizzi privati né indicazioni utili a rintracciare le abitazioni delle persone citate.

Le proteste contro Tesla e i precedenti negli Stati Uniti

Il contesto rende l’annuncio particolarmente delicato. Nel corso del 2025, proteste contro Tesla e contro il ruolo politico di Musk hanno accompagnato anche episodi di danneggiamento e attacchi a veicoli e concessionarie. Un documento congiunto di FBI e Dipartimento della Sicurezza Interna, citato da WIRED, ha registrato incidenti in almeno nove Stati.

La diffusione di informazioni personali come strumento di pressione politica non è una novità. Negli Stati Uniti sono già comparsi siti che hanno pubblicato dati relativi a proprietari di veicoli Tesla o a persone coinvolte in iniziative governative. Questi precedenti mostrano come la contestazione pubblica possa trasformarsi in una campagna diretta contro singoli individui.

Le manifestazioni pacifiche, le inchieste giornalistiche e le critiche alle attività di un’azienda restano strumenti legittimi del dibattito pubblico. Esporre indirizzi residenziali e informazioni che facilitano intimidazioni è una questione diversa, con implicazioni concrete per la sicurezza personale.

I documenti sono già stati pubblicati? Cosa sappiamo davvero

La pubblicazione completa degli oltre 150 indirizzi non risulta verificata in modo indipendente dalle informazioni disponibili al momento della notizia. WIRED ha potuto esaminare una copia del primo dossier, mentre il gruppo ha annunciato l’intenzione di procedere con ulteriori divulgazioni.

Non è stato confermato un calendario completo delle prossime pubblicazioni, né è chiaro quante persone facciano effettivamente parte della rete. Anche l’origine e l’entità dei finanziamenti restano, per larga parte, informazioni fornite dagli stessi organizzatori.

La vicenda evidenzia una contraddizione difficile da ignorare: denunciare la sorveglianza e la raccolta indiscriminata di dati attraverso la diffusione di informazioni private rischia di riprodurre gli stessi problemi contestati. Il caso dei Capytistas apre quindi un confronto sul confine tra denuncia del potere, tutela della privacy e sicurezza delle persone, ben oltre la figura di Elon Musk.

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