L’IA doveva fare acquisti e prenotazioni al posto tuo, ma le aziende le stanno chiudendo la porta

Ti avevano promesso un assistente capace di comprare prodotti, prenotare viaggi e gestire operazioni online al posto tuo. Ma gli agenti di intelligenza artificiale stanno scoprendo che navigare su Internet non significa avere il permesso di fare qualsiasi cosa. Banche, compagnie aeree e grandi piattaforme di commercio elettronico stanno infatti limitando o bloccando questi strumenti, mettendo in discussione una delle promesse più ambiziose dell’IA: eseguire attività complete senza richiedere ogni volta il tuo intervento.
Le difficoltà riguardano diversi assistenti, tra cui Muse di Meta, Grok di xAI, Dots di OpenAI e Instinct. Alcuni utenti hanno segnalato problemi nell’utilizzo di servizi come Cars.com e Amtrak, anche se una difficoltà tecnica non equivale automaticamente a un divieto ufficiale. Il punto è che un agente può essere molto bravo a interpretare una pagina e compilare moduli, ma non può obbligare un sito ad accettare le sue richieste.
Yelp, Delta e banche: chi sta bloccando gli agenti IA
Tra i casi più significativi c’è Yelp, che consente l’accesso agli agenti di IA soltanto attraverso il proprio programma di licenze per i dati. Delta Air Lines impedisce invece agli assistenti automatizzati di prenotare biglietti per conto dei clienti. Ancora più netta la posizione di JPMorgan Chase e Charles Schwab, che bloccano l’accesso degli agenti ai conti dei clienti, richiamando i rischi per la sicurezza.
Il problema, in ambito bancario, non è soltanto tecnologico. Se affidi a un agente il compito di consultare un conto o spostare denaro, chi risponde in caso di errore, accesso improprio o operazione non autorizzata? Le istituzioni finanziarie devono considerare identità, consenso, protezione delle credenziali e responsabilità delle transazioni. Per questo molte preferiscono non permettere a software esterni di agire liberamente nei propri sistemi.
Amazon contro gli acquisti automatici: la sfida è anche economica
La battaglia più evidente si sta giocando attorno ad Amazon. Il colosso del commercio elettronico aveva già contestato le funzioni di acquisto automatizzato di Perplexity, aprendo un contenzioso legale. Ora ha sollevato obiezioni anche sull’accesso di Muse, sostenendo che l’utilizzo del sito da parte dell’assistente non rispetti le proprie regole. Per chi sviluppa agenti, è un ostacolo enorme: un servizio può promettere di acquistare ovunque, ma la piattaforma che vende il prodotto può decidere di chiudergli la porta.
Dietro questi blocchi non c’è soltanto la sicurezza. I negozi online costruiscono parte del proprio modello economico sulle visite degli utenti, sulla pubblicità e sulla relazione diretta con i clienti. Se un assistente confronta i prodotti e conclude l’acquisto senza mostrare il sito al consumatore, il commerciante rischia di perdere visualizzazioni, opportunità promozionali e controllo sull’esperienza di vendita. È uno dei motivi per cui l’arrivo degli agenti autonomi sta creando tensioni tra aziende tecnologiche e piattaforme digitali.
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Meta e Shopify scelgono gli accordi invece dei blocchi
Non tutti, però, hanno scelto la strada del divieto. Meta ha stretto accordi con Walmart, Gap, Sephora e Best Buy per consentire a Muse di effettuare acquisti attraverso canali concordati. Anche Shopify sta aprendo il proprio ecosistema a strumenti capaci di completare operazioni di acquisto, compreso il pagamento, con autorizzazioni e integrazioni dedicate. Si profila quindi un Internet in cui gli agenti non potranno necessariamente operare ovunque, ma dovranno passare attraverso accordi commerciali e sistemi di accesso autorizzati.
A complicare la situazione intervengono i sistemi antibot. Molti siti impiegano controlli progettati per bloccare frodi, traffico automatizzato e accessi sospetti. Gli agenti possono attivare queste difese anche quando stanno cercando di eseguire un’operazione legittima richiesta dall’utente. Le protezioni di infrastrutture come Cloudflare contribuiscono a rendere più difficile l’accesso automatizzato, e controlli sempre più aggressivi potrebbero tradursi in ulteriori verifiche anche per le persone.
Il futuro degli agenti IA dipende dai permessi
Il risultato è un paradosso: più gli assistenti diventano capaci di svolgere attività complesse, più dipendono dal permesso delle aziende che controllano i servizi online. Per te questo significa che un agente IA potrebbe riuscire a cercare un prodotto, ma non a comprarlo; oppure individuare un volo, senza poter completare la prenotazione. La promessa di un’IA che fa tutto al tuo posto non è necessariamente destinata a fallire, ma dovrà confrontarsi con sicurezza, regole di accesso e interessi economici. E il futuro degli agenti potrebbe dipendere tanto dagli accordi tra aziende quanto dai progressi dei modelli.
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