Cannabis e sogni: fumare può davvero farti smettere di sognare?

Chi consuma cannabis, soprattutto con una certa frequenza, può avere l’impressione di non sognare più o di ricordare molti meno sogni al risveglio. Il fenomeno viene spesso collegato al THC e ai suoi effetti sull’architettura del sonno, in particolare sulla fase REM, tradizionalmente associata ai sogni più lunghi e vividi.
La questione, però, è più complessa di quanto suggerisca l’idea secondo cui “fumare cannabis elimina i sogni”. Le ricerche più recenti mostrano infatti risultati non sempre uniformi: il THC può modificare il sonno, ma le evidenze sulla riduzione della fase REM durante il consumo sono ancora limitate e dipendono da numerosi fattori, tra cui dose, frequenza d’uso e composizione del prodotto.
Cannabis, THC e sonno REM: cosa succede davvero
Il sonno non è uno stato uniforme. Durante la notte si alternano diverse fasi NREM e periodi di sonno REM, caratterizzati da una particolare attività cerebrale e dai rapidi movimenti oculari da cui deriva il nome “Rapid Eye Movement”.
I sogni possono verificarsi anche durante il sonno NREM, ma quelli sperimentati nella fase REM tendono generalmente a essere più lunghi, vividi, complessi e narrativi. Anche il ricordo del sogno è influenzato da numerosi processi legati alla memoria e ai risvegli durante la notte.
Alcuni dei primi studi sul THC avevano osservato una riduzione dell’attività REM. Una ricerca pubblicata già nel 1975, effettuata su un numero molto piccolo di partecipanti e utilizzando dosi elevate di THC, rilevò una diminuzione dei movimenti oculari durante la fase REM e, in misura minore, della sua durata.
Questi risultati hanno contribuito alla diffusione dell’idea che la cannabis “sopprima” direttamente i sogni. Le ricerche moderne invitano però a maggiore cautela.
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 ha analizzato gli studi basati su misurazioni oggettive del sonno. Gli autori hanno concluso che l’assunzione di cannabis non modifica in maniera consistente la durata del sonno, il tempo necessario per addormentarsi, l’efficienza del sonno o le sue diverse fasi. Le precedenti osservazioni sulla riduzione del REM provenivano soprattutto da piccoli studi con dosi elevate di THC, mentre le ricerche più recenti hanno prodotto risultati misti.
Anche uno studio pubblicato nel Journal of Clinical Sleep Medicine nel 2024 ha rilevato cambiamenti relativamente limitati nell’architettura del sonno nelle persone che avevano assunto cannabis poco prima di dormire, senza evidenziare un miglioramento del tempo totale o dell’efficienza del sonno.
In altre parole, la cannabis può influenzare il sonno, ma non esistono prove solide per affermare che impedisca semplicemente di sognare.
Perché allora alcune persone ricordano molti meno sogni?
Dire di “non sognare” non significa necessariamente che durante la notte non si siano verificati sogni. Per sapere se una persona ha realmente sognato bisognerebbe svegliarla in determinati momenti del sonno e raccogliere immediatamente il suo racconto.
Il ricordo dei sogni è infatti un processo distinto dalla produzione del sogno stesso. Una persona può avere sognato e non conservarne alcun ricordo pochi minuti dopo il risveglio.
Poiché il THC può modificare diversi aspetti del sonno e può avere effetti sulla memoria e sul funzionamento cognitivo, è possibile che almeno parte della sensazione di “non sognare più” sia collegata anche a un minore ricordo dell’attività onirica, e non necessariamente alla totale assenza di sogni. La ricerca, tuttavia, non permette ancora di stabilire con precisione quanto contribuiscano i diversi meccanismi.
Gli effetti possono inoltre cambiare considerevolmente in base alla quantità di THC, alla presenza di altri cannabinoidi come il CBD, alla frequenza di utilizzo, alla tolleranza individuale e alle condizioni di salute della persona. Le revisioni disponibili sottolineano proprio questa forte variabilità e la difficoltà di confrontare studi che impiegano prodotti, dosaggi e modalità di assunzione differenti.

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Quando si smette, i sogni possono diventare molto più intensi
Uno degli aspetti meglio documentati emerge quando una persona che utilizza frequentemente cannabis riduce drasticamente il consumo o smette.
Disturbi del sonno e alterazioni dei sogni sono infatti sintomi riconosciuti dell’astinenza da cannabis. Una revisione clinica pubblicata nel 2022 indica tra i sintomi più comuni difficoltà nel dormire e cambiamenti nell’attività onirica. Nei consumatori abituali o dipendenti, i sintomi possono iniziare generalmente entro 24-48 ore, raggiungere il massimo nei primi giorni e, nei consumatori più intensivi, protrarsi più a lungo.
Diverse ricerche riportano inoltre la comparsa di sogni particolarmente vividi o strani dopo la sospensione. Una revisione scientifica sul rapporto tra cannabinoidi e sonno descrive proprio i sogni vividi come uno degli effetti associati all’astinenza.
Questo fenomeno viene spesso collegato al cosiddetto REM rebound, cioè un temporaneo aumento di alcune caratteristiche del sonno REM dopo la sospensione di una sostanza che in precedenza ne aveva modificato l’attività. La meta-analisi del 2025 ha trovato evidenze più consistenti proprio per i cambiamenti del sonno durante l’astinenza, compresa la presenza di REM rebound, rispetto all’idea di una sistematica soppressione della fase REM durante l’assunzione.
Non significa comunque che chiunque smetta di fumare cannabis debba necessariamente avere sogni intensissimi. La risposta varia da persona a persona e dipende anche dalla quantità e dalla durata del consumo precedente.
Quindi fumare cannabis può farti “non sognare”?
La risposta più corretta è che può cambiare il modo in cui si dorme e il modo in cui si ricordano i sogni, ma dire che fumare cannabis faccia semplicemente smettere di sognare sarebbe una semplificazione.
Gli studi più vecchi suggeriscono che dosi elevate di THC possano ridurre alcuni aspetti del sonno REM, mentre le evidenze più recenti sono meno nette e non mostrano una soppressione costante della fase REM.
È invece ben documentato che, dopo la sospensione di un consumo regolare, alcune persone sperimentino disturbi del sonno, sogni insoliti o particolarmente vividi e cambiamenti della fase REM.
Per questo chi fuma abitualmente e sostiene di “non sognare mai” potrebbe in realtà continuare a sognare durante la notte, ma ricordare meno frequentemente l’esperienza al risveglio.
A me piace sognare!
Fonti scientifiche
- Velzeboer R. et al., Sleep Medicine Reviews (2025) – revisione sistematica e meta-analisi su cannabis e architettura del sonno.
- Althoff M.D. et al., Journal of Clinical Sleep Medicine (2024) – studio sull’uso di cannabis prima del sonno e sui cambiamenti dell’architettura del sonno.
- Connor J.P. et al., Addiction (2022) – revisione clinica sui sintomi e sull’andamento dell’astinenza da cannabis.
- Feinberg I. et al., Clinical Pharmacology & Therapeutics (1975) – studio sperimentale sugli effetti di dosi elevate di THC sul sonno REM e sul rebound dopo la sospensione.
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