GuruNews

Troppo smartphone? I segnali fisici associati allo scrolling prolungato

Passare molto tempo con lo smartphone tra le mani può avere conseguenze percepibili sul corpo. Dolore o tensione a collo e spalle, fastidi al pollice, secchezza oculare e alterazioni del sonno sono alcuni dei problemi studiati negli ultimi anni in relazione all’utilizzo prolungato dei dispositivi mobili.

Non significa che lo smartphone sia necessariamente la causa diretta di ogni disturbo. La letteratura scientifica suggerisce piuttosto un insieme di fattori legati a posture mantenute a lungo, movimenti ripetitivi, affaticamento visivo e utilizzo degli schermi nelle ore serali. Alcuni accorgimenti possono però ridurre l’esposizione a questi fattori.

Collo e spalle: la postura non è l’unico fattore

Guardare lo smartphone significa spesso mantenere la testa inclinata verso il basso per periodi prolungati. Questa posizione modifica il lavoro dei muscoli della regione cervicale e toracica e può contribuire alla sensazione di tensione nella parte superiore delle spalle.

Il rapporto tra postura e dolore, tuttavia, è più complesso di quanto possa sembrare. Uno studio longitudinale pubblicato nel 2025 sul Brazilian Journal of Physical Therapy, condotto su 457 adulti, ha analizzato la flessione del collo durante l’utilizzo dello smartphone.

L’angolo di flessione non è risultato un fattore predittivo del dolore cervicale a distanza di un anno. Nello studio sono emerse invece associazioni con altri elementi, tra cui scarsa qualità del sonno e livelli insufficienti di attività fisica.

Una strategia ergonomica semplice consiste nel portare più spesso il telefono verso l’altezza degli occhi anziché mantenere continuamente il collo flesso. Anche cambiare posizione e interrompere periodicamente sessioni molto lunghe può aiutare a evitare di mantenere la stessa postura per troppo tempo.

Leggi anche:

Pollice e polso sottoposti a movimenti ripetitivi

Scrolling, digitazione e continui sblocchi dello smartphone comportano migliaia di piccoli movimenti ripetuti delle dita.

Uno studio su 155 giovani adulti, pubblicato sull’Indian Journal of Orthopaedics nel 2025, ha rilevato un’associazione tra tempo trascorso davanti allo schermo, frequenza degli sblocchi e positività al test di Finkelstein, utilizzato nella valutazione della tenosinovite di De Quervain.

Quest’ultima interessa i tendini coinvolti nei movimenti del pollice e può manifestarsi con dolore nella zona del polso alla base del dito.

Un’associazione statistica non dimostra automaticamente che sia lo smartphone a provocare il disturbo. Tuttavia, in presenza di movimenti molto ripetitivi può essere utile variare il dito utilizzato, evitare posizioni innaturali del polso e concedere pause alla mano.

Dolore, debolezza o intorpidimento persistenti non dovrebbero invece essere attribuiti automaticamente allo smartphone, perché possono avere numerose altre cause e richiedere una valutazione professionale.

Occhi secchi durante l’utilizzo dello schermo

Anche gli occhi reagiscono alle lunghe sessioni davanti a un display. Quando l’attenzione è concentrata sullo schermo, infatti, possiamo sbattere le palpebre meno frequentemente.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Eye, condotto durante l’utilizzo di smartphone, ha osservato una marcata riduzione della frequenza degli ammiccamenti. Una minore frequenza può compromettere il normale rinnovamento del film lacrimale sulla superficie dell’occhio, favorendo sensazioni di secchezza, bruciore o affaticamento.

Tra le strategie comunemente suggerite per l’affaticamento visivo c’è la cosiddetta regola 20-20-20: ogni 20 minuti, distogliere lo sguardo dallo schermo per circa 20 secondi e osservare qualcosa a circa 20 piedi, equivalenti a poco più di 6 metri, di distanza.

Smartphone e sonno: conta anche quando viene utilizzato

Un altro aspetto riguarda l’utilizzo dello smartphone nelle ore precedenti al sonno. La luce può influenzare il ritmo circadiano, soprattutto quando l’esposizione avviene la sera.

Esperimenti condotti anche da ricercatori di Harvard hanno mostrato che la luce blu può esercitare un effetto più pronunciato sulla soppressione della melatonina e sullo spostamento dei ritmi circadiani rispetto ad altre lunghezze d’onda utilizzate nei test.

Nella vita quotidiana, però, il rapporto tra smartphone e qualità del sonno non dipende soltanto dal colore della luce. Entrano in gioco anche luminosità, durata dell’esposizione, orario di utilizzo e attività svolta sul dispositivo.

Ridurre l’esposizione agli schermi luminosi prima di andare a letto, abbassarne la luminosità e limitare le sessioni prolungate nelle ore notturne sono accorgimenti che possono aiutare a diminuire l’interferenza con il normale ritmo sonno-veglia.

Nel complesso, questi segnali non indicano l’esistenza di una singola “sindrome da smartphone”. Sono piuttosto possibili conseguenze di comportamenti ripetitivi e prolungati. Cambiare frequentemente posizione, concedere pause a mani e occhi e prestare attenzione all’utilizzo serale può ridurre alcuni dei fattori associati ai disturbi osservati negli studi.

Fonte

Ti potrebbe interessare:
Segui guruhitech su:

Esprimi il tuo parere!

Ti è stato utile questo articolo? Lascia un commento nell’apposita sezione che trovi più in basso e se ti va, iscriviti alla newsletter.

Per qualsiasi domanda, informazione o assistenza nel mondo della tecnologia, puoi inviare una email all’indirizzo [email protected].

Condividi l'articolo

Scopri di piรน da GuruHiTech

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Piรน recenti
Vecchi Le piรน votate