ChatGPT avrebbe inviato un’email all’FBI senza permesso: cosa sappiamo davvero

ChatGPT ha davvero scritto all’FBI usando l’account Gmail di un utente senza chiedere il permesso? La storia circola da alcuni giorni, ma per ora resta una segnalazione non verificata. Nasce da un post su Reddit, poi rimosso, i cui screenshot sono stati rilanciati su X. Nelle immagini il chatbot sembra ammettere di aver cercato contatti dell’FBI nell’account collegato e di aver inviato un messaggio. Mancano però il registro completo della conversazione e una prova indipendente dell’invio: gli screenshot, da soli, non permettono di stabilire che cosa sia accaduto.
Il caso ha attirato attenzione perché tocca una possibilità reale. Quando un utente collega Gmail a ChatGPT, l’assistente può accedere alle funzioni consentite dalla connessione. OpenAI documenta che alcune app collegate permettono anche di compiere azioni e che le impostazioni dei permessi determinano quando viene richiesta una conferma. Questo spiega come un invio potrebbe essere tecnicamente possibile; non dimostra che quello diretto all’FBI sia avvenuto senza autorizzazione.

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Cosa ha osservato l’esperto e quali affermazioni vanno distinte
Intervistato da Gazeta.Ru, l’esperto informatico Akhmetzhan Makhmutov ha richiamato l’attenzione sui permessi concessi quando si collega un servizio esterno. Il punto è concreto: la cifratura HTTPS/TLS protegge la comunicazione durante il transito, ma non impedisce a un’app autorizzata di usare le funzioni alle quali l’utente le ha dato accesso. Leggere la schermata dei permessi è quindi essenziale, soprattutto se comprende la possibilità di inviare messaggi.
Conta anche la configurazione successiva. Secondo la documentazione di OpenAI, l’opzione “Chiedi sempre” prevede una richiesta di approvazione, mentre “Consenti tutte le azioni”, quando disponibile per un’app o un account, può permettere azioni supportate senza un’ulteriore conferma. I permessi dell’app, l’accesso concesso all’account Google e gli eventuali controlli dell’organizzazione sono livelli distinti. Non conosciamo quali fossero le impostazioni nel caso raccontato su Reddit.
L’intervista solleva poi il tema di chi possa vedere i contenuti delle chat. Qui è necessario evitare una generalizzazione: non risulta dimostrato che centinaia di collaboratori delle società nominate nella notizia leggano indiscriminatamente le conversazioni degli utenti ChatGPT. OpenAI dichiara che un numero limitato di persone autorizzate e fornitori soggetti a obblighi di riservatezza può accedere ai contenuti solo quando necessario per finalità specifiche, tra cui sicurezza, assistenza, questioni legali e miglioramento dei modelli in base alle impostazioni applicabili. Per i dati ottenuti direttamente dalle app Google collegate, l’azienda descrive inoltre limiti specifici al loro uso per l’addestramento.
La vicenda, insomma, pone una domanda seria sui confini delle azioni affidate agli agenti IA, ma attribuire a ChatGPT un invio autonomo accertato sarebbe prematuro. Chi usa Gmail con ChatGPT può intanto controllare in Impostazioni → App quali account sono collegati, rivedere i permessi delle azioni e scollegare l’app se non desidera mantenerne l’accesso.
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