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ChatGPT, l’India supera gli Stati Uniti: è il Paese con più utenti al mondo

ChatGPT è nato negli Stati Uniti, ma il Paese con più utenti non è più quello in cui è stato creato. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha confermato che l’India ha superato gli Stati Uniti per numero di persone che utilizzano ChatGPT, diventando il principale mercato del chatbot a livello mondiale. Una svolta che racconta quanto velocemente l’intelligenza artificiale si stia diffondendo al di fuori dei tradizionali centri tecnologici.

La conferma è arrivata durante una conversazione con l’imprenditore e podcaster indiano Raj Shamani, nel programma Figuring Out. Altman non ha fornito il numero aggiornato degli utenti indiani o statunitensi, ma ha descritto una differenza sorprendente: in India l’IA viene accolta con entusiasmo e voglia di sperimentare, mentre negli Stati Uniti incontra un atteggiamento pubblico decisamente più diffidente.

L’India supera gli Stati Uniti: è il mercato numero uno di ChatGPT

Alla domanda diretta se l’India fosse diventata più grande degli Stati Uniti per ChatGPT, Altman ha risposto affermativamente. Il Paese asiatico è ora il primo mercato del servizio per numero di utenti e, secondo il dirigente, continua a crescere rapidamente.

Il dato segna un cambiamento rispetto a febbraio 2026, quando Altman aveva indicato circa 100 milioni di utenti attivi settimanali in India, collocando allora il Paese al secondo posto dopo gli Stati Uniti. La nuova dichiarazione indica che il sorpasso è avvenuto successivamente, ma non permette di quantificare l’attuale distacco tra i due mercati.

Va inoltre distinta la quantità di utenti dal fatturato: avere più persone che utilizzano ChatGPT non significa necessariamente generare più ricavi. La diffusione degli account gratuiti, il prezzo degli abbonamenti e il potere d’acquisto possono incidere sul valore economico di ciascun mercato.

Perché gli indiani sono così entusiasti dell’intelligenza artificiale

Altman ha descritto l’India come un Paese caratterizzato da una forte voglia di costruire progetti con l’IA. Invece di considerare ChatGPT soltanto uno strumento per fare domande, molti utenti lo impiegano per organizzare attività, imparare competenze e trasformare idee in iniziative concrete.

Per spiegare il fenomeno ha raccontato il caso di uno studente indiano che doveva raccogliere fondi per la propria scuola. Pur non avendo esperienza nell’organizzazione di una campagna di raccolta, il ragazzo avrebbe utilizzato strumenti di OpenAI per affrontare i diversi passaggi necessari.

È un esempio aneddotico, non una prova statistica di come si comportino tutti gli utenti indiani. Ma illustra bene ciò che Altman considera il principale motore della crescita: l’IA viene percepita come un mezzo per fare cose che prima sembravano fuori portata.

Negli Stati Uniti, invece, prevale lo scetticismo

Il confronto con gli Stati Uniti è uno degli aspetti più interessanti dell’intervista. Altman ha sostenuto che, almeno nelle opinioni espresse pubblicamente, gli americani sono insolitamente negativi nei confronti dell’intelligenza artificiale rispetto a molte altre parti del mondo.

Il dirigente non ha detto che negli USA ChatGPT venga usato poco. Al contrario, il mercato statunitense rimane enorme. La differenza riguarda soprattutto il modo in cui le persone raccontano e giudicano questa tecnologia.

Una parte dello scetticismo nasce dai timori per il lavoro, dalla concentrazione del potere nelle grandi aziende tecnologiche e dalle possibili conseguenze sociali dei sistemi sempre più avanzati. Altman ha riconosciuto che diffidare di chi detiene molto potere può essere salutare, pur ritenendo che in alcuni casi la critica nei suoi confronti sia diventata eccessiva.

La spiegazione di Altman: nelle economie in crescita l’IA sembra un’opportunità

Secondo Altman, la differenza dipende anche dal contesto economico. Nei Paesi che stanno crescendo rapidamente, dove esiste una forte domanda di servizi e competenze, l’intelligenza artificiale può apparire come un acceleratore di opportunità.

In economie più mature, invece, l’attenzione si concentra spesso sulle attività che potrebbero essere automatizzate, sulle professioni a rischio e sulle conseguenze di un cambiamento tecnologico troppo rapido.

È un’interpretazione del dirigente di OpenAI, non una conclusione dimostrata da un’indagine comparativa presentata durante l’intervista. Entusiasmo e preoccupazione possono convivere nello stesso Paese, e la popolarità di ChatGPT non elimina questioni come privacy, affidabilità e uso responsabile dei dati.

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L’India è strategica per il futuro di OpenAI

L’India offre a OpenAI un mercato particolarmente importante grazie alla sua ampia popolazione connessa, alla diffusione degli smartphone e alla presenza di studenti, professionisti e sviluppatori interessati a strumenti digitali accessibili.

La società ha già investito nella propria presenza locale, aprendo un ufficio a Nuova Delhi nel 2025 e introducendo offerte pensate per rendere ChatGPT più accessibile. Tra queste figura ChatGPT Go, un piano a costo inferiore rispetto alle formule più complete.

La sfida, tuttavia, non è soltanto aumentare gli utenti. OpenAI dovrà trasformare la crescita in un servizio sostenibile, tenendo conto dei costi di calcolo, della concorrenza e delle esigenze linguistiche di un mercato molto diversificato.

Altman ammette: non avere azioni di OpenAI è stato un errore

Durante la stessa intervista, Altman ha affrontato anche una questione personale che da tempo suscita curiosità: la sua decisione di non detenere una partecipazione azionaria in OpenAI. Ha riconosciuto che quella scelta, presa inizialmente per motivi che riteneva validi, ha finito per generare incomprensioni.

Secondo il dirigente, molte persone trovano difficile capire perché qualcuno dedichi anni alla costruzione di un’azienda senza possederne una quota. Altman ha spiegato di continuare a guidare OpenAI perché considera il progetto uno dei lavori più importanti e interessanti a cui potrebbe dedicarsi.

Le sue parole arrivano mentre il ruolo economico e politico dell’intelligenza artificiale è sempre più discusso. La questione non riguarda soltanto chi possiede le aziende, ma anche chi può influenzare lo sviluppo dei sistemi più potenti.

Il rischio di concentrare troppo potere nelle mani di poche aziende

Altman ha indicato due scenari che considera particolarmente pericolosi per il futuro dell’IA: la perdita del controllo umano su sistemi molto avanzati e la concentrazione di un potere eccessivo nelle mani di una singola persona, impresa o nazione.

Per questo ha difeso l’idea che più aziende possano sviluppare tecnologie concorrenti, con approcci differenti. La sua posizione non elimina il dibattito sull’influenza già esercitata dai principali operatori, ma mostra come la questione della governance sia centrale anche per chi guida OpenAI.

Nell’intervista sono state richiamate anche le uscite di figure come Elon Musk, Ilya Sutskever, Mira Murati e Dario Amodei, oggi legate a percorsi e progetti differenti. Altman ha ricondotto alcune divisioni a divergenze su chi debba avere il controllo dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Che cosa cambia per ChatGPT dopo il sorpasso dell’India

Il primato indiano non comporta automaticamente cambiamenti immediati per gli utenti italiani, ma indica dove si sta spostando il baricentro della crescita dell’IA generativa. Per una piattaforma globale, il successo non dipende più soltanto dall’adozione negli Stati Uniti o in Europa.

Servizi più accessibili, supporto a lingue diverse e strumenti utilizzabili anche da chi non possiede competenze tecniche avanzate potrebbero diventare sempre più importanti. Al tempo stesso, la crescita del numero di utenti non basta a misurare il successo dell’intelligenza artificiale: conteranno anche affidabilità, costi, benefici concreti e tutela delle persone.

Il dato annunciato da Altman resta comunque significativo: ChatGPT ha oggi più utenti in India che nel Paese in cui è stato sviluppato. È un segnale di quanto rapidamente la tecnologia stia diventando globale e di quanto differenti possano essere le aspettative delle persone che la utilizzano.

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