Un chip contro i falsi di lusso: dai gioielli ai profumi, la tecnologia arriva anche sulle Nike di LeBron James

Il mercato del lusso ha un problema sempre più difficile da risolvere: le imitazioni sono diventate così sofisticate che distinguere un prodotto originale da una copia può essere complicato persino per un occhio esperto. La startup Veritas propone una risposta tecnologica: un minuscolo chip integrato direttamente negli oggetti, capace di verificarne l’autenticità tramite smartphone. La seconda generazione è pensata anche per gioielli, trofei e flaconi di profumo.
L’idea nasce da Luci Holland, fondatrice di Veritas ed ex responsabile tecnica di prodotto di Tesla. Invece di affidarsi esclusivamente a etichette, codici QR o collegamenti NFC statici, facilmente replicabili, la società vuole creare un legame verificabile tra un oggetto fisico e la sua identità digitale. Il chip è progettato per essere inserito senza danneggiare il prodotto.
Come funziona il chip che riconosce i prodotti autentici
Quando uno smartphone interroga il dispositivo, il chip produce una risposta autenticata e variabile, anziché limitarsi a rimandare a un indirizzo web sempre uguale. È presente anche un filo progettato per rilevare le manomissioni. Questo rende più difficile copiare il sistema di identificazione semplicemente fotografando un codice o trasferendo un’etichetta su un altro oggetto.
La novità della seconda generazione è la possibilità di funzionare sulle superfici metalliche e di essere letta attraverso il vetro. Si tratta di caratteristiche importanti per categorie nelle quali i normali sistemi di identificazione incontrano ostacoli pratici: pensa a un anello, a un trofeo o a una bottiglia di profumo di alta gamma.

Gioielli, profumi e certificati digitali
La tecnologia non serve soltanto a dichiarare che un oggetto è originale. Attraverso l’app dell’azienda, il proprietario può mostrare un certificato digitale e consultare informazioni associate al prodotto. Per i marchi, la stessa infrastruttura potrebbe diventare un canale di relazione con i clienti, attraverso servizi esclusivi, registrazioni agli eventi e accessi anticipati.
Un esempio concreto arriva dal mondo dello sport. Veritas ha integrato il chip in un paio delle prime scarpe Nike di LeBron James, reinterpretate dall’artista Adam Port. Avvicinando il telefono alla calzatura è possibile visualizzarne la storia. Questo non significa che il cestista abbia personalmente adottato o approvato il sistema: il progetto riguarda un oggetto a lui legato.

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Le scarpe di LeBron James e le corone ATHLOS
La startup ha inoltre annunciato una collaborazione con ATHLOS, competizione di atletica femminile fondata dal cofondatore di Reddit Alexis Ohanian. Tutte le 18 corone destinate alle campionesse includeranno chip Veritas, così da consentire la verifica dell’autenticità dei premi.
Ohanian è anche tra gli investitori della società: il suo fondo Seven Seven Six ha guidato un finanziamento pre-seed. Complessivamente, Veritas ha raccolto 1,75 milioni di dollari, con la partecipazione di altri investitori del settore tecnologico.
La soluzione potrebbe rendere più difficile il commercio di copie contraffatte, ma sarebbe prematuro definirla infallibile. La protezione effettiva dipende dall’integrazione del chip nell’oggetto, dalla sicurezza dei sistemi di verifica e dalla capacità di riconoscere eventuali manomissioni. Inoltre, l’autenticità digitale non sostituisce necessariamente tutte le verifiche necessarie per stabilire provenienza e proprietà.
La lotta ai falsi non finisce qui
Se la tecnologia verrà adottata su larga scala, acquistare un prodotto di lusso potrebbe diventare un’esperienza diversa: basterebbe avvicinare il telefono a un gioiello o a un profumo per verificarne l’identità digitale. La sfida sarà trasformare questa possibilità in uno standard affidabile, accessibile e difficile da aggirare.
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