Cloudflare aumenta il blocco geografico dei siti pirata: quasi 2800 domini bloccati

Cloudflare ha pubblicato il suo ultimo rapporto di trasparenza rivelando un forte aumento dei domini di siti pirata bloccati a livello geografico nella seconda metà del 2025. I dati mostrano un cambiamento significativo nel modo in cui l’azienda gestisce le richieste delle autorità e dei detentori dei diritti d’autore.
Secondo il report, quasi 2.800 domini sono stati bloccati geograficamente tra luglio e dicembre 2025, contro circa 300 domini nello stesso periodo dell’anno precedente. I blocchi hanno riguardato principalmente Francia, Regno Unito, Belgio e Corea del Sud.
Perché Cloudflare blocca i siti pirata
Cloudflare è una delle aziende di infrastrutture internet più importanti al mondo e gestisce una parte significativa del traffico web globale. Tra i suoi clienti ci sono grandi aziende, ma anche siti che distribuiscono contenuti pirata. Per anni i detentori dei diritti hanno chiesto a Cloudflare di intervenire direttamente contro questi siti.
Tradizionalmente, però, l’azienda non rimuoveva i siti che utilizzavano i suoi servizi CDN pass-through, limitandosi a inoltrare le segnalazioni ai provider di hosting. Negli ultimi anni, tuttavia, diversi tribunali e autorità nazionali hanno iniziato a imporre ordini di blocco formali, costringendo Cloudflare a intervenire direttamente.
Come funziona il blocco geografico
Quando Cloudflare applica un geo-block, il sito non viene eliminato, ma diventa inaccessibile da determinati paesi. Gli utenti che provano ad accedere vedono una pagina di errore che spiega il motivo del blocco, spesso collegata a un ordine del tribunale o dell’autorità competente.
Non tutti i blocchi funzionano allo stesso modo. Nel Regno Unito, ad esempio, Cloudflare blocca alcuni siti volontariamente seguendo vecchi ordini dell’Alta Corte rivolti agli ISP. In Francia e Belgio, invece, l’azienda interviene quando viene citata direttamente nei provvedimenti giudiziari. In Corea del Sud, una nuova legge obbliga i provider CDN a utilizzare una lista governativa di siti da bloccare.

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Il caso del DNS 1.1.1.1 e la multa in Italia
Un punto molto importante riguarda il DNS pubblico 1.1.1.1 di Cloudflare. L’azienda ha ribadito di non bloccare contenuti tramite il proprio servizio DNS. Questa posizione ha però causato problemi in Italia.
L’autorità italiana AGCOM ha infatti inflitto a Cloudflare una multa di circa 14 milioni di euro per non aver bloccato siti pirata attraverso il sistema Piracy Shield. Secondo l’autorità, la collaborazione di Cloudflare è fondamentale per impedire ai siti pirata di aggirare i blocchi tradizionali.
Cloudflare ha presentato ricorso contro la multa e continua a sostenere che il suo DNS pubblico non deve essere utilizzato per la censura dei contenuti. La questione potrebbe avere conseguenze importanti per il futuro della gestione della pirateria online e della neutralità della rete.
Rimozioni automatiche e chiusura account
Oltre ai blocchi geografici, Cloudflare interviene direttamente quando ospita contenuti sui propri servizi. Nella seconda metà del 2025, l’azienda ha ricevuto oltre 121.000 segnalazioni di violazione del copyright e ha preso provvedimenti in quasi 68.000 casi.
La maggior parte di queste rimozioni avviene tramite sistemi automatici introdotti di recente, che permettono di rimuovere rapidamente contenuti illegali e chiudere account che violano ripetutamente il copyright.
L’aumento dei blocchi e delle rimozioni dimostra come la pressione contro la pirateria online stia crescendo e come aziende infrastrutturali come Cloudflare siano sempre più coinvolte direttamente nella lotta contro i siti illegali.
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