Con 600 dollari l’AI scopre oltre 100 falle nel kernel di Windows

Un esperimento dal costo irrisorio ha messo in discussione i metodi tradizionali di audit della sicurezza software. Due ricercatori indipendenti hanno dimostrato che, con appena 600 dollari di budget, è possibile individuare centinaia di vulnerabilità nei driver del kernel di Windows 11, sfruttando un sistema automatizzato basato su intelligenza artificiale.
L’iniziativa è stata condotta da Yaron Dinkin ed Eyal Kraft, che hanno deciso di affidare l’analisi del codice a una catena di strumenti automatizzati supportati da modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Il risultato è sorprendente: 521 vulnerabilità individuate in 158 driver, di cui oltre cento considerate effettivamente sfruttabili.
Un sistema automatizzato per analizzare il kernel
Il punto di partenza è stato un campione di 1.654 driver. Dopo una prima scrematura, i ricercatori hanno selezionato 202 driver classificati come ad alto rischio, concentrando l’analisi su quelli potenzialmente più esposti a problemi di sicurezza.
Il processo prevedeva l’estrazione dei file CAB contenenti i driver e la loro analisi approfondita tramite una pipeline automatizzata. Per ogni componente venivano eseguiti diversi strumenti di auditing, dopodiché il codice veniva sottoposto a una verifica multilivello affidata a più reti neurali specializzate.
Una prima rete era incaricata della decompilazione del codice, la seconda dell’identificazione delle vulnerabilità e la terza del controllo incrociato dei risultati. Questo approccio ha permesso di ridurre drasticamente i costi: circa 3 dollari per driver analizzato, una cifra impensabile per un audit tradizionale svolto manualmente da un team umano.

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Oltre 500 vulnerabilità individuate
Per validare le anomalie rilevate, i ricercatori hanno utilizzato una macchina virtuale, simulando possibili scenari di attacco. L’esito dei test ha confermato la presenza di 521 vulnerabilità complessive distribuite su 158 driver differenti. Di queste, più di 100 falle si sono dimostrate concretamente sfruttabili in un contesto reale.
Si tratta di un dato significativo, soprattutto considerando che i driver del kernel operano a un livello estremamente sensibile del sistema operativo. Un’eventuale compromissione può garantire a un attaccante privilegi elevati, accesso diretto alla memoria e controllo quasi totale della macchina.
L’esperimento evidenzia come l’automazione basata su AI possa diventare un moltiplicatore di capacità sia per i difensori sia, potenzialmente, per gli aggressori. Se strumenti relativamente economici riescono a individuare così tante debolezze, è lecito chiedersi cosa possa accadere quando tecnologie simili verranno utilizzate su larga scala da gruppi criminali organizzati.
La risposta dei fornitori e le criticità del sistema
I ricercatori hanno segnalato 15 vulnerabilità ai rispettivi fornitori, avviando un processo di divulgazione responsabile. Tuttavia, dopo tre mesi, soltanto Fujitsu ha pubblicato driver aggiornati con le correzioni necessarie. In diversi altri casi, le aziende coinvolte non hanno risposto oppure hanno respinto la segnalazione.
Un aspetto particolarmente critico riguarda la mancata comunicazione a Microsoft circa la presenza di driver problematici che avrebbero dovuto essere rimossi dal repository ufficiale. Questo scenario solleva interrogativi sulla prontezza dell’ecosistema nel gestire vulnerabilità scoperte attraverso metodi automatizzati.
Secondo gli autori dello studio, se queste falle venissero individuate e sfruttate da attori malevoli prima dell’intervento dei produttori, molte aziende potrebbero trovarsi impreparate. L’esperimento dimostra che l’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza non è più un concetto futuristico, ma uno strumento concreto capace di cambiare radicalmente le dinamiche tra attacco e difesa.
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