Un’IA prova a prevedere il rischio di depressione con anni di anticipo

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno strumento per individuare con largo anticipo alcuni segnali associati al rischio di depressione. Una ricerca condotta da studiosi legati alla Shenzhen University ha sviluppato un modello di deep learning capace di analizzare la risposta del cervello alle emozioni e utilizzarla per stimare il rischio futuro di sviluppare sintomi depressivi.
Il lavoro, indicato dalla stessa università tra le ricerche accettate da Science Advances, si concentra in particolare sugli adolescenti e combina intelligenza artificiale, neuroscienze e neuroimaging. L’obiettivo non è diagnosticare automaticamente la depressione, ma individuare marcatori cerebrali potenzialmente utili per riconoscere in anticipo le persone maggiormente vulnerabili.
L’IA analizza come il cervello reagisce alle emozioni
Alla base della ricerca ci sono dati provenienti da studi longitudinali condotti su giovani europei in diverse fasi della loro crescita. Durante gli esperimenti, i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre osservavano volti caratterizzati da differenti espressioni emotive.
Il punto centrale riguarda il modo in cui il cervello elabora e interpreta le emozioni degli altri. La capacità di riconoscere correttamente segnali come felicità, rabbia o neutralità può infatti essere collegata ai meccanismi che regolano le interazioni sociali e il benessere psicologico.
Nella depressione possono emergere alterazioni nell’elaborazione delle informazioni emotive e sociali. Una persona può, per esempio, interpretare in maniera più negativa o ambigua determinati segnali provenienti dagli altri. Proprio l’elaborazione delle emozioni e le interazioni sociali nella depressione rappresentano da tempo un campo di ricerca neuroscientifica della Shenzhen University.
Il modello sviluppato dai ricercatori utilizza il deep learning per individuare schemi complessi nell’attività cerebrale legata a queste risposte emotive. La ricerca viene descritta dall’università come uno studio dedicato a un meccanismo neurocomputazionale in grado di predire il rischio di depressione negli adolescenti.
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Il rischio potrebbe essere individuato anni prima
L’aspetto più interessante riguarda la capacità predittiva del metodo. Secondo quanto riportato sulla ricerca, l’analisi permetterebbe di collegare determinate risposte cerebrali a un maggiore rischio di sviluppare depressione negli anni successivi, con una finestra temporale che può arrivare a circa quattro anni.
Un approccio di questo tipo potrebbe avere implicazioni importanti per la ricerca sulla prevenzione. Identificare precocemente determinati marcatori di vulnerabilità consentirebbe infatti di studiare meglio l’evoluzione del disturbo prima che i sintomi diventino clinicamente evidenti.
È però importante distinguere una stima statistica del rischio da una diagnosi. Un algoritmo di questo genere non può stabilire con certezza che una determinata persona svilupperà depressione, né sostituisce la valutazione di psicologi, psichiatri o altri professionisti sanitari.
La stessa Shenzhen University sta lavorando più ampiamente sull’integrazione tra IA e studio del cervello, con attività che comprendono affective computing, neuroimaging, decodifica dei segnali neurali e applicazioni dell’intelligenza artificiale alla ricerca medica e psicologica.
Se questi risultati verranno ulteriormente validati su popolazioni più ampie e diversificate, tecnologie simili potrebbero contribuire alla ricerca di nuovi strumenti per valutare precocemente la vulnerabilità ai disturbi dell’umore. Per ora, tuttavia, si tratta di un approccio di ricerca e non di un test clinico pronto a prevedere individualmente chi svilupperà depressione.
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