L’IA doveva farci lavorare meno: chi la usa lavora fino a 90 minuti in più

L’intelligenza artificiale promette di alleggerire il lavoro, automatizzare le attività ripetitive e restituirti tempo libero. Eppure un’analisi pubblicata nell’ottobre 2026 racconta un quadro molto diverso: chi utilizza l’IA registra giornate lavorative fino a 90 minuti più lunghe rispetto a chi non la usa. Non solo: gli utilizzatori più intensivi passano più spesso da un’applicazione all’altra e riescono a mantenere la concentrazione per periodi più brevi. Il risultato solleva una domanda scomoda: stiamo usando l’intelligenza artificiale per lavorare meno oppure per riempire ogni minuto risparmiato con altri compiti?
Lo studio è stato realizzato dall’ActivTrak Productivity Lab, che ha analizzato i dati di attività digitale di 9.140 lavoratori in 467 aziende tra il 1° aprile e il 25 settembre 2026. I risultati derivano da registrazioni dell’utilizzo delle applicazioni, non da questionari basati sulla memoria dei dipendenti. C’è però una distinzione decisiva: i dati mostrano un’associazione, non dimostrano che sia l’IA a causare l’allungamento delle giornate.
I numeri dello studio: fino a un’ora e mezza di lavoro in più
La differenza più evidente riguarda la durata della giornata lavorativa osservata. Chi non usa strumenti di IA registra in media 7,6 ore, mentre tra chi li utilizza la durata varia da circa 8,4 a 9,1 ore. Il divario massimo raggiunge quindi 90 minuti al giorno.
Per distinguere i comportamenti, ActivTrak ha suddiviso i dipendenti in categorie. Gli utenti occasionali utilizzano l’IA per meno di dieci minuti al giorno; quelli regolari per un intervallo compreso tra dieci e 45 minuti. Gli utenti intensivi superano i 45 minuti quotidiani e utilizzano questi strumenti in almeno cinque sessioni. La classificazione permette di osservare differenze nell’organizzazione del lavoro, ma non equivale a un esperimento in cui gli stessi dipendenti vengono confrontati prima e dopo l’adozione dell’IA.
Il rapporto segnala inoltre che chi usa intensamente l’IA dedica una quota simile del proprio tempo al lavoro fuori orario rispetto a chi non la usa: 32,3% contro 31,9%. Poiché le giornate complessive sono più lunghe, però, il tempo extra corrisponde a circa 18 minuti aggiuntivi al giorno. I ricercatori parlano di una sorta di terzo turno, riferendosi alle attività che si estendono oltre gli orari ordinari.
Meno concentrazione: il 22% di tempo ininterrotto in meno
Il problema non è soltanto la quantità di ore. Secondo ActivTrak, gli utenti intensivi mantengono una sessione media di concentrazione di 37,8 minuti, mentre gli utenti occasionali arrivano a 48,2 minuti. La differenza è di 10,4 minuti, pari a circa il 22%.
Passare continuamente da una finestra all’altra può spezzare il ritmo di lavoro. Devi copiare un testo nell’assistente, attendere la risposta, verificare il risultato, tornare al documento originale e magari ripetere l’operazione. Ogni passaggio può richiedere pochi secondi, ma l’effetto cumulativo rischia di trasformarsi in una perdita di attenzione.
Anche i dati sui cambi di applicazione vanno nella stessa direzione: gli utilizzatori intensivi effettuano circa 1,1 passaggi all’ora, contro 0,95 di chi non usa l’IA, con un incremento del 15,2%. Non è una prova che tutti i cambi siano inutili, ma mostra quanto conti il modo in cui l’assistente viene inserito nel flusso di lavoro.
L’IA nel browser può diventare una perdita di tempo
Uno dei risultati più interessanti riguarda la differenza tra intelligenza artificiale integrata nei programmi e strumenti utilizzati separatamente nel browser. Nel primo caso, i dipendenti registrano in media appena 0,6 cambi di applicazione all’ora. Quando invece l’IA viene consultata attraverso strumenti esterni nel browser, il valore sale tra 1,7 e 4,2.
Nella fascia più alta si arriva a oltre quattro volte il numero di cambi registrato dai non utilizzatori, che si fermano a 0,95 all’ora. ActivTrak definisce questo fenomeno swivel-chair tax, cioè una sorta di costo nascosto dovuto al continuo passaggio tra ambienti di lavoro diversi.
La distinzione è importante. Un assistente che propone codice direttamente nell’editor, per esempio, può evitare molti passaggi manuali. Se invece devi spostare ogni volta informazioni tra un’applicazione e una chat separata, parte del vantaggio dell’automazione può essere assorbita dalle operazioni necessarie per usarla. Questo non significa che gli strumenti nel browser siano sempre peggiori: il risultato dipende anche dal tipo di mansione e da come vengono impiegati.
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Meno riunioni, ma non necessariamente meno lavoro
Lo studio mostra che gli utilizzatori intensivi di IA dedicano alle riunioni formali una quota inferiore del tempo attivo: 3% contro il 5% registrato tra i non utilizzatori. È un dato che potrebbe sembrare positivo, perché suggerisce più tempo disponibile per le attività operative.
Eppure le giornate risultano più lunghe. Una possibile spiegazione è che il tempo liberato venga subito occupato da nuovi compiti. Se preparare un rapporto richiede mezz’ora invece di un’ora, potresti ricevere l’incarico di prepararne due, oppure decidere autonomamente di affrontare un’attività rimasta in sospeso. La produttività può aumentare senza che diminuisca il tempo trascorso al lavoro.
Anche il ruolo professionale conta. Gli ingegneri software, che utilizzano più spesso strumenti di IA integrati negli ambienti di sviluppo, registrano circa 0,6 cambi di applicazione all’ora e trascorrono il 78,5% del tempo attivo negli strumenti principali. I responsabili operativi, che coordinano attività su più piattaforme, registrano più passaggi e una maggiore frammentazione.
Altri studi non sono tutti d’accordo: l’IA può anche far risparmiare tempo
Sarebbe sbagliato concludere che l’intelligenza artificiale faccia sempre lavorare di più. Le ricerche disponibili offrono risultati differenti, anche perché osservano persone, professioni e strumenti diversi. La stessa ActivTrak aveva pubblicato in precedenza dati che suggerivano una riduzione del tempo lavorato da alcuni utilizzatori di IA.
Un esperimento che ha coinvolto 7.137 dipendenti di 66 aziende ha riscontrato, tra una parte degli utilizzatori, circa due ore settimanali in meno dedicate alla posta elettronica e una riduzione delle attività fuori orario, senza variazioni significative nella quantità di compiti svolti. Altre osservazioni sul campo, invece, hanno rilevato che i lavoratori finiscono per affrontare più incarichi e allungare spontaneamente la giornata.
Il contrasto non rende inutili gli studi: dimostra che l’effetto dell’IA dipende da come viene introdotta e da cosa si decide di fare con il tempo recuperato. Un software che velocizza una singola operazione non garantisce automaticamente un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata.
Il limite dello studio: correlazione non significa causa
ActivTrak commercializza strumenti per misurare l’attività digitale e la produttività. È quindi opportuno leggere il rapporto considerando sia la metodologia sia l’interesse commerciale dell’azienda a promuovere una migliore integrazione degli strumenti di lavoro.
Soprattutto, lo studio confronta gruppi di dipendenti diversi. Non dimostra che, se una persona smettesse di usare l’IA, la sua giornata si accorcerebbe automaticamente di 90 minuti. Potrebbe accadere che i professionisti con più responsabilità utilizzino più spesso l’IA proprio perché hanno già carichi di lavoro elevati.
I dati descrivono inoltre il comportamento digitale osservato, non ogni aspetto della prestazione lavorativa. Non misurano direttamente la qualità del risultato finale, il livello di stress individuale o il tempo effettivamente risparmiato in ogni singola mansione. Dire che l’IA causa straordinari sarebbe quindi una conclusione non supportata dai numeri.
Come usare l’intelligenza artificiale senza allungare la giornata
Il messaggio pratico è che non basta aggiungere ChatGPT, Copilot o un altro assistente alla propria routine per diventare più efficienti. Serve capire quali attività vengono davvero eliminate, quali vengono soltanto spostate su un altro strumento e quante verifiche aggiuntive diventano necessarie.
Se lavori su documenti, codice o fogli di calcolo, può essere utile privilegiare strumenti integrati nell’applicazione che utilizzi già, quando sono disponibili e adatti alle tue esigenze. Prima di adottare una nuova procedura, confronta il tempo necessario per completare un’attività dall’inizio alla fine, includendo controlli e correzioni. La velocità con cui l’IA genera una risposta non coincide con il tempo necessario per consegnare un lavoro corretto.
C’è poi una scelta organizzativa: il tempo guadagnato può servire a produrre di più, ma può anche essere utilizzato per ridurre il sovraccarico. Se ogni minuto liberato viene immediatamente riempito con nuovi incarichi, il beneficio per chi lavora rischia di scomparire.
La fotografia scattata da ActivTrak è quindi meno semplice di quanto suggerisca il numero dei 90 minuti: l’intelligenza artificiale può rendere alcune attività più rapide, ma non assicura da sola giornate più brevi o maggiore concentrazione. Il vero cambiamento dipende dal modo in cui aziende e lavoratori ridisegnano il lavoro attorno a questi strumenti.
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