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La Cina sviluppa un sistema anti-drone senza radar: usa microfoni e telecamere

Individuare un drone senza ricorrere a un radar. È questo l’approccio scelto dalla cinese Beijing Ribri Technology, che ha presentato un nuovo sistema progettato per rilevare i velivoli senza pilota (UAV) combinando sensori acustici e osservazione tramite telecamere.

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, il dispositivo sfrutta il suono prodotto dai droni per individuarne la presenza e successivamente utilizza un sistema ottico per identificarli e seguirli. Una configurazione che punta a offrire un’alternativa ai tradizionali sistemi di rilevamento basati sulle onde radar.

Un sistema da 6,4 kg con 48 microfoni

Il nuovo apparato anti-drone ha un peso dichiarato di 6,4 kg ed è composto principalmente da due moduli. Il primo è un’unità acustica dotata di 48 microfoni, utilizzata per intercettare e localizzare i rumori caratteristici prodotti dai velivoli.

Il secondo integra invece una telecamera capace di operare sia nello spettro visibile sia nell’infrarosso. Questa combinazione dovrebbe permettere al sistema di continuare a osservare i bersagli anche in condizioni di scarsa illuminazione e durante le ore notturne.

Stando alle informazioni diffuse da Beijing Ribri Technology, la soluzione sarebbe in grado di rilevare differenti categorie di UAV, dai piccoli e veloci droni FPV fino a piattaforme più grandi appartenenti alla classe dello Shahed-136.

Per quanto riguarda il sistema ottico, l’azienda dichiara una capacità di acquisizione del bersaglio fino a una distanza di 4 km, con possibilità di funzionamento sia di giorno sia di notte. Si tratta, tuttavia, di prestazioni dichiarate dal produttore e che possono dipendere dalle condizioni operative.

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L’assenza del radar è il punto centrale del progetto

La caratteristica più particolare della soluzione cinese è proprio l’assenza di un radar tradizionale. Il sistema basa infatti il rilevamento sulla componente acustica e l’identificazione sui sensori ottici e infrarossi.

Secondo Ribri, questa architettura renderebbe il dispositivo meno vulnerabile alle tecniche di guerra elettronica utilizzate specificamente contro i radar. È però importante distinguere questa caratteristica da un’immunità generale alle contromisure elettroniche: l’assenza di un radar elimina una determinata superficie di disturbo, ma non significa automaticamente che l’intero sistema sia impossibile da contrastare o interferire.

Un altro possibile vantaggio di un apparato di questo tipo è la sua natura prevalentemente passiva durante la fase di ascolto e osservazione: invece di emettere segnali radar per cercare un bersaglio, può sfruttare il rumore generato dal drone e i sensori ottici per individuarlo.

Dalle installazioni militari alle infrastrutture critiche

Beijing Ribri Technology indica diversi possibili scenari di utilizzo. Il sistema è stato pensato per la protezione di installazioni militari, infrastrutture critiche e aree nelle quali l’ingresso di UAV non autorizzati potrebbe rappresentare un rischio.

Tra le applicazioni citate figura anche la sicurezza marittima, un contesto nel quale dimensioni e peso relativamente contenuti potrebbero facilitare l’installazione dell’apparato in differenti configurazioni.

Il produttore dichiara inoltre che l’hardware è protetto contro polvere e umidità ed è progettato per funzionare anche in condizioni ambientali difficili.

La soluzione cinese rappresenta così un esempio dell’evoluzione dei sistemi di rilevamento anti-drone, sempre più orientati all’integrazione di sensori differenti. In questo caso, invece di affidarsi al radar, il dispositivo combina 48 microfoni, sensori nel visibile e infrarossi per individuare e riconoscere potenziali minacce aeree.

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