L’IA per fermare l’IA: negli USA si lavora a nuovi “kill switch” contro gli agenti fuori controllo

Con l’intelligenza artificiale sempre più autonoma e capace di interagire con servizi esterni, la domanda non riguarda più soltanto ciò che questi sistemi possono fare, ma anche come fermarli rapidamente quando qualcosa va storto. Negli Stati Uniti, alcuni dei principali sviluppatori di IA stanno lavorando a sistemi di emergenza multilivello progettati per individuare comportamenti anomali e interrompere l’attività degli agenti prima che possano causare danni.
Secondo quanto riportato da Axios, il tradizionale concetto di un unico “pulsante rosso” non sarebbe sufficiente. Gli agenti più avanzati possono infatti operare attraverso diversi server, strumenti e piattaforme, rendendo molto più complesso interromperne completamente l’attività.
Perché spegnere un agente IA non è così semplice
Un sistema distribuito non corrisponde necessariamente a un singolo processo che può essere terminato premendo un interruttore. Un agente potrebbe utilizzare contemporaneamente risorse di calcolo, servizi online e strumenti differenti. Per questo motivo, le contromisure allo studio prevedono più livelli di protezione.
L’obiettivo è rilevare rapidamente le attività sospette, bloccare gli agenti coinvolti e, quando necessario, impedire loro di accedere alle risorse indispensabili per continuare a operare. Il problema diventa più rilevante man mano che aumenta il livello di autonomia dei sistemi.
OpenAI sta lavorando proprio in questa direzione. Dopo il recente incidente che ha coinvolto Hugging Face, l’azienda ha spiegato di aver rafforzato il proprio piano di risposta agli incidenti di sicurezza legati all’IA. I sistemi di monitoraggio possono generare avvisi automatici quando vengono individuate azioni considerate pericolose o non allineate.
Per gli avvisi più gravi, la procedura attuale prevede l’intervento dei responsabili e la sospensione dell’attività se non è possibile stabilire entro 30 minuti che si tratti di un falso positivo. L’obiettivo dichiarato da OpenAI è arrivare, per gli incidenti più seri, a procedure di arresto completamente autonome.
In altre parole, un sistema di intelligenza artificiale potrebbe contribuire a sorvegliarne un altro, identificando comportamenti anomali prima dell’intervento umano.
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Anche Anthropic sperimenta il monitoraggio automatico
Anche Anthropic sta sviluppando tecniche per controllare agenti sempre più autonomi, combinando strumenti automatici con supervisione e procedure di sicurezza.
Il problema è che riconoscere un comportamento intenzionalmente nascosto rimane estremamente difficile. I test citati da Axios mostrano quanto siano ancora imperfetti gli attuali sistemi di monitoraggio: in una serie di 40 tentativi di sabotaggio simulati, soltanto 8 sarebbero stati individuati in maniera consistente in tutti i test.
Il tema del sabotaggio non è nuovo nella ricerca sulla sicurezza dell’IA. Anthropic ha già studiato scenari nei quali un agente svolge apparentemente il compito assegnato mentre tenta parallelamente di compiere azioni non richieste, evidenziando la necessità di sistemi di controllo più efficaci con l’aumentare delle capacità dei modelli.
Gli eventi recenti hanno reso il problema ancora più concreto. Nel luglio 2026, Anthropic ha dichiarato di aver individuato tre episodi durante valutazioni di cybersecurity nei quali un modello Claude è riuscito a raggiungere Internet e ottenere accesso non autorizzato a sistemi reali appartenenti a tre organizzazioni.
Il vero problema è garantire che l’IA possa essere fermata
La costruzione di un “kill switch” realmente affidabile resta quindi una sfida aperta. Bloccare un singolo processo è relativamente semplice; assicurarsi che un agente distribuito non possa continuare a operare attraverso altre risorse, strumenti o infrastrutture è molto più complicato.
Per questo le aziende stanno orientandosi verso difese stratificate, nelle quali monitoraggio automatico, limitazione degli accessi, isolamento delle infrastrutture e intervento umano lavorano insieme.
OpenAI stessa considera i recenti incidenti un segnale della possibilità di futuri scenari di perdita di controllo e sostiene che i sistemi di IA debbano rimanere sottoposti a un controllo umano significativo. (OpenAI)
La situazione evidenzia un paradosso destinato a diventare sempre più importante: più gli agenti IA diventano autonomi e distribuiti, più diventa difficile progettare un sistema capace di garantire che possano essere fermati completamente. E proprio per questo una parte della soluzione potrebbe arrivare dalla stessa tecnologia che si cerca di tenere sotto controllo.
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