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Anthropic violata da una startup di ex DOGE: l’IA trova falle in 12 ore

Anche un’azienda che sviluppa alcuni dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati al mondo può essere esposta a vulnerabilità presenti in normali programmi aziendali. È quanto emerge dal caso di Anthropic, creatrice di Claude, i cui sistemi interni sono stati raggiunti da ricercatori di Cathedral, una startup di sicurezza informatica fondata da ex membri del DOGE statunitense. La società sostiene di aver individuato i percorsi di accesso utilizzando agenti IA in meno di 12 ore.

L’incidente è stato raccontato dal Washington Post il 26 ottobre 2026 e ripreso da altri media nei giorni successivi. Anthropic ha confermato l’accesso a un insieme limitato di sistemi aziendali, ma ha escluso che i ricercatori siano riusciti a leggere le conversazioni dei clienti con Claude, a ottenere il codice sorgente o a sottrarre i parametri dei suoi modelli. È una distinzione essenziale per comprendere la portata effettiva della vicenda.

Come una startup è entrata nei sistemi interni di Anthropic

Cathedral non ha individuato una falla nel modello Claude in sé. Il punto debole sarebbe stato invece un insieme di software di terze parti utilizzati per le attività amministrative, commerciali e operative. Sono strumenti presenti in moltissime aziende, spesso collegati tra loro e integrati con informazioni riservate.

Secondo una bozza del rapporto preparato dalla startup, i ricercatori hanno impiegato agenti IA per esplorare questi sistemi e individuare possibili percorsi di accesso. Gli agenti sono programmi capaci di eseguire più passaggi consecutivi, utilizzare strumenti e adattare le proprie azioni ai risultati ottenuti, sempre all’interno dei limiti operativi stabiliti per il test.

Cathedral ha dichiarato che la fase condotta con gli agenti è durata meno di 12 ore. Anthropic ha però precisato che, prima di concentrarsi sui software esterni, i ricercatori avevano trascorso diversi giorni cercando di entrare direttamente nei suoi sistemi. Il riferimento alle dodici ore non descrive quindi necessariamente l’intera durata dell’attività di ricerca.

L’accesso ha riguardato componenti utilizzati da vendite, risorse umane e reparto informatico. La vicenda mostra come un’integrazione apparentemente secondaria possa diventare un punto di ingresso verso dati che un’azienda considera sensibili.

Quali informazioni sono state raggiunte dai ricercatori

Nel documento esaminato dal Washington Post, Cathedral descrive la possibilità di raggiungere trascrizioni di riunioni, informazioni su stipendi e offerte di lavoro e messaggi Slack contenenti discussioni sui modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Anthropic.

La società di Claude ha confermato che alcuni sistemi accessibili contenevano recapiti professionali di clienti e partner, oltre a informazioni di base relative ad alcuni account. Non tutti i dati citati nel rapporto di Cathedral sono stati però confermati pubblicamente con lo stesso livello di dettaglio da Anthropic.

La distinzione più importante riguarda ciò che non risulta essere stato raggiunto. Anthropic ha dichiarato che i ricercatori non hanno avuto accesso ai messaggi inviati dagli utenti a Claude, alle risposte generate dal chatbot, al codice sorgente o ai pesi dei modelli. Questi ultimi sono i parametri numerici che rappresentano una parte fondamentale del funzionamento di un modello addestrato.

Non emergono quindi elementi per affermare che tutte le conversazioni degli utenti di Claude siano state esposte o che il funzionamento dei modelli sia stato compromesso. Il problema documentato riguarda un insieme circoscritto di applicazioni aziendali.

Un attacco informatico o un test di sicurezza autorizzato?

Il caso presenta una particolarità: Cathedral ha svolto le proprie attività nell’ambito di un programma di ricerca delle vulnerabilità di Anthropic, attraverso il quale esperti esterni possono individuare e segnalare problemi di sicurezza. Si tratta di una pratica comune nel settore, spesso associata a programmi di ricompensa per chi segnala falle reali.

Per questo sarebbe impreciso descrivere automaticamente l’episodio come un attacco criminale. L’accesso non autorizzato ai dati e i test concordati con il proprietario dei sistemi possono avere implicazioni molto diverse, anche quando utilizzano tecniche simili.

Esiste però un contrasto tra le due società. Anthropic sostiene che Cathedral non abbia rispettato completamente le regole del programma, perché non avrebbe comunicato tutte le attività svolte all’interno dei sistemi. Cathedral, nella bozza del proprio rapporto, afferma invece di aver limitato gli accessi ai dati allo stretto necessario per documentare le vulnerabilità.

La controversia riguarda dunque non soltanto l’efficacia delle difese informatiche, ma anche i confini entro cui un ricercatore può spingersi durante un test di sicurezza. L’esistenza di un programma di segnalazione non autorizza necessariamente qualunque forma di esplorazione o raccolta di informazioni.

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Anthropic ha bloccato gli accessi e disattivato i software coinvolti

Dopo aver individuato l’attività dei ricercatori, Anthropic ha dichiarato di aver interrotto gli accessi nella stessa giornata. Secondo l’azienda, i propri sistemi di monitoraggio avevano segnalato parte delle operazioni prima ancora che Cathedral presentasse la comunicazione formale.

La società ha inoltre disattivato i software di terze parti interessati, riabilitandoli soltanto dopo aver ricevuto conferma dai fornitori che le vulnerabilità erano state corrette. Anthropic ha informato anche funzionari federali statunitensi dell’accaduto.

L’azienda sostiene di non avere prove che altri soggetti abbiano sfruttato le stesse falle. Questo non equivale a una garanzia assoluta che nessun altro accesso sia mai avvenuto, ma delimita ciò che risulta dalle verifiche comunicate finora.

Le identità dei fornitori dei programmi vulnerabili non sono state rese pubbliche. La scelta limita la possibilità di ricostruire in dettaglio le tecniche utilizzate, ma evita anche di esporre informazioni potenzialmente sfruttabili prima che tutti gli utenti dei prodotti coinvolti abbiano applicato eventuali correzioni.

Chi c’è dietro Cathedral, la startup fondata da ex membri DOGE

Cathedral è una giovane società di cybersecurity fondata da ex membri del Department of Government Efficiency, noto con la sigla DOGE, l’iniziativa statunitense per la riorganizzazione e riduzione della spesa pubblica. Tra i fondatori figurano Gavin Kliger, Luke Farritor, Marko Elez e Jack Stein.

Kliger ha ricoperto anche un incarico al Pentagono come responsabile dei dati. La startup propone strumenti di sicurezza basati sull’intelligenza artificiale a clienti aziendali e istituzionali, compresi enti federali.

Secondo le informazioni riportate dai media, Cathedral ha raccolto circa 160 milioni di dollari e ha raggiunto una valutazione di 1,4 miliardi di dollari. Il suo lavoro si inserisce in un mercato in rapida crescita, nel quale l’IA viene utilizzata non soltanto per automatizzare attività quotidiane, ma anche per individuare vulnerabilità e simulare attacchi.

Il legame dei fondatori con il DOGE ha attirato l’attenzione politica e mediatica, ma non modifica il dato tecnico centrale: i ricercatori hanno individuato punti deboli in software aziendali collegati a una delle principali società di intelligenza artificiale.

Perché il caso Anthropic riguarda anche le aziende comuni

Il dettaglio più significativo della vicenda è che le vulnerabilità non si trovavano necessariamente nei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati, ma in programmi utilizzati per gestire processi aziendali ordinari. Un’applicazione per le vendite, un sistema HR o un servizio di messaggistica possono contenere informazioni sufficienti per creare problemi di sicurezza.

Le organizzazioni moderne collegano decine o centinaia di servizi cloud attraverso autorizzazioni, account condivisi, token e integrazioni automatiche. Ogni collegamento aumenta le possibilità operative, ma può ampliare anche la superficie esposta a eventuali attacchi.

La protezione richiede quindi controlli sulle autorizzazioni, monitoraggio degli accessi, verifica dei fornitori e limitazione dei privilegi. Non basta difendere i server più importanti se applicazioni periferiche conservano informazioni sensibili o dispongono di accessi eccessivi.

L’impiego degli agenti IA aggiunge un’altra variabile: attività di ricerca che prima richiedevano molto tempo possono essere eseguite e coordinate più rapidamente. Questo può aiutare chi difende i sistemi, ma può essere sfruttato anche da chi cerca di violarli.

L’intelligenza artificiale accelera sia la difesa sia la ricerca delle falle

L’episodio evidenzia il duplice ruolo degli agenti IA nella cybersecurity. Gli stessi strumenti che permettono di analizzare configurazioni, verificare autorizzazioni e individuare problemi possono essere impiegati per esplorare sistemi vulnerabili.

Il risultato attribuito a Cathedral non dimostra che un agente possa violare qualunque azienda in dodici ore. Dimostra piuttosto che, in presenza di vulnerabilità sfruttabili e di collegamenti tra servizi, l’automazione può rendere più veloce l’individuazione di percorsi d’accesso.

Per Anthropic il caso rappresenta un problema concreto, ma anche un esempio del valore delle verifiche di sicurezza esterne, purché condotte secondo regole condivise. Per le altre aziende è un promemoria: la protezione dei dati dipende dall’intero ecosistema software, non soltanto dal prodotto principale.

Resta da vedere se saranno pubblicati ulteriori dettagli tecnici sulle vulnerabilità corrette e sulle modalità dei test. Al momento, i fatti confermati descrivono un accesso limitato ai sistemi aziendali, non una compromissione generale di Claude o dei suoi modelli.

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