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L’IA scopre centinaia di oggetti spaziali sconosciuti in pochi giorni

L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il modo in cui osserviamo l’Universo. Un team di astronomi europei ha dimostrato come le tecnologie di machine learning possano accelerare in modo significativo la scoperta di fenomeni cosmici, portando all’individuazione di centinaia di oggetti spaziali sconosciuti in appena pochi giorni.

Il risultato è stato ottenuto grazie a un nuovo strumento capace di analizzare enormi archivi di immagini astronomiche e di individuare anomalie visive che potrebbero facilmente sfuggire anche all’occhio di un ricercatore esperto.

AnomalyMatch e l’archivio del telescopio Hubble

Il software, chiamato AnomalyMatch, è stato applicato all’immenso archivio del telescopio spaziale Hubble, che raccoglie 35 anni di osservazioni e decine di migliaia di set di dati. In circa due giorni e mezzo, l’algoritmo ha passato al setaccio quasi 100 milioni di frammenti di immagini.

Il primo risultato è stata l’individuazione di circa 1.400 oggetti considerati sospetti. Successivamente, questi dati sono stati analizzati e verificati dai ricercatori umani per confermare l’effettiva novità delle osservazioni.

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Oltre 800 oggetti mai documentati prima

Dopo la fase di controllo, è emerso che più di 800 oggetti non erano mai stati catalogati in precedenza. Tra le scoperte figurano galassie in fase di fusione, lenti gravitazionali, dischi di formazione planetaria e galassie caratterizzate da grandi ammassi stellari.

Particolarmente interessanti sono anche le cosiddette galassie medusa, strutture rare e complesse che mostrano lunghe scie di materia. Alcuni oggetti individuati, inoltre, risultano totalmente incomprensibili e non riconducibili alle classificazioni astronomiche attuali.

Un nuovo modo di esplorare l’Universo

Secondo i creatori di AnomalyMatch, questo approccio rappresenta un salto di qualità nella ricerca astronomica. L’intelligenza artificiale non sostituisce gli scienziati, ma permette di ridurre drasticamente i tempi di analisi e di concentrare l’attenzione sugli oggetti più promettenti.

Lo stesso metodo potrebbe essere applicato in futuro ad altri grandi archivi di dati spaziali, aprendo la strada a nuove scoperte e a una comprensione sempre più profonda della complessità dell’Universo.

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