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Homosalate nelle creme solari: cosa sappiamo davvero sul filtro UV al centro del dibattito

Proteggere la pelle dai raggi ultravioletti rimane una delle strategie più importanti per prevenire scottature, fotoinvecchiamento e tumori cutanei. Ma la crescente attenzione verso gli ingredienti cosmetici ha acceso il dibattito anche su alcuni filtri utilizzati nelle creme solari, tra cui l’homosalate.

Si tratta di un filtro UV organico presente in diversi prodotti con SPF, dalle creme solari tradizionali ai cosmetici per il viso. La sua funzione è utile e ben precisa: assorbire principalmente una parte delle radiazioni UVB.

Le domande riguardano invece ciò che accade dopo l’applicazione. Studi sperimentali e sull’assorbimento hanno alimentato il confronto sui possibili effetti endocrini e sull’esposizione sistemica. Questo, però, non equivale a dimostrare che utilizzare normalmente una crema contenente homosalate provochi malattie nell’uomo.

Cos’è l’homosalate e perché viene utilizzato

L’homosalate è un composto sintetico appartenente alla famiglia dei salicilati. Nei cosmetici viene impiegato soprattutto come filtro solare organico, contribuendo alla protezione contro le radiazioni UVB responsabili, tra le altre cose, delle scottature.

Può comparire nell’elenco degli ingredienti di creme solari, idratanti con SPF, prodotti per il viso, primer e cosmetici con protezione solare, spesso insieme ad altri filtri UV.

La sua presenza non deve essere interpretata automaticamente come indicazione che un prodotto sia pericoloso. La sicurezza di un ingrediente dipende infatti da elementi come concentrazione, quantità applicata, frequenza e modalità di esposizione, oltre che dai dati tossicologici disponibili.

Ed è proprio sulla quantità utilizzabile che negli ultimi anni le autorità europee sono intervenute.

Perché l’Unione europea ha ridotto drasticamente le concentrazioni consentite

Uno dei passaggi più importanti nel dibattito riguarda le valutazioni dello Scientific Committee on Consumer Safety (SCCS) della Commissione europea.

Il comitato aveva concluso che l’homosalate non poteva essere considerato sicuro alle concentrazioni precedentemente autorizzate fino al 10% sulla base dei dati valutati. Una successiva analisi ha invece individuato condizioni di utilizzo più restrittive considerate sicure.

La normativa europea è stata quindi modificata: nell’UE l’homosalate è oggi autorizzato come filtro UV fino al 7,34% nei prodotti per il viso, con esclusione dei prodotti spray propellenti.

Questa distinzione è importante perché evita un equivoco frequente: il limite dello 0,5% emerso in una precedente valutazione SCCS non rappresenta l’attuale concentrazione massima generalmente autorizzata dall’Unione europea per l’impiego dell’homosalate come filtro UV.

La regolamentazione è dunque cambiata in risposta alle valutazioni del rischio, senza arrivare a un divieto completo della sostanza.

I dubbi sui possibili effetti endocrini

La parte più controversa riguarda la potenziale attività dell’homosalate sul sistema endocrino.

Esperimenti di laboratorio e studi preclinici hanno prodotto segnali relativi a possibili interazioni con meccanismi ormonali. Lo stesso SCCS ha esaminato la questione, ma le evidenze disponibili sulle proprietà di interferenza endocrina non hanno permesso di arrivare a conclusioni semplici e definitive.

È fondamentale distinguere un segnale biologico osservato sperimentalmente dalla dimostrazione di un effetto clinico nell’uomo.

La capacità di una sostanza di interagire con cellule o recettori in determinate condizioni sperimentali non dimostra automaticamente che l’esposizione attraverso una normale crema solare produca disturbi endocrini nelle persone.

La ricerca continua quindi a studiare il composto, comprese le sue possibili interazioni con i sistemi coinvolti nella regolazione ormonale e tiroidea.

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L’homosalate può essere assorbito dall’organismo

Un altro elemento ormai rilevante nella valutazione dei filtri solari è l’assorbimento sistemico.

Gli studi sull’uomo indicano che, dopo l’applicazione cutanea, una parte dell’homosalate può attraversare la pelle. Sono stati inoltre identificati metaboliti della sostanza nelle urine, dimostrando che il composto assorbito viene metabolizzato ed eliminato dall’organismo.

Anche in questo caso, però, assorbimento non significa automaticamente tossicità.

Sapere che una sostanza raggiunge la circolazione sistemica è importante perché permette alle autorità di effettuare valutazioni più accurate dell’esposizione e dei relativi margini di sicurezza. Non dimostra, da solo, che le concentrazioni raggiunte durante un normale utilizzo provochino conseguenze negative sulla salute.

È proprio per questo motivo che gli organismi regolatori valutano non soltanto la presenza di una sostanza, ma anche dose ed esposizione prevista nelle condizioni reali di utilizzo.

Creme minerali come alternativa all’homosalate

Chi preferisce evitare questo ingrediente può farlo senza rinunciare alla protezione solare. Basta controllare l’elenco degli ingredienti e verificare la presenza della dicitura “Homosalate”.

Tra le alternative più conosciute figurano le creme solari minerali formulate con ossido di zinco o biossido di titanio.

La scelta del filtro non dovrebbe però far perdere di vista l’obiettivo principale: utilizzare una protezione solare adeguata. Abbandonare completamente la crema per paura di un singolo ingrediente può comportare un rischio ben documentato derivante dall’esposizione alle radiazioni ultraviolette.

Chi desidera evitare l’homosalate può quindi scegliere una formulazione alternativa ad ampio spettro che garantisca comunque un SPF adeguato alle proprie esigenze.

Non esiste una “detox” dall’homosalate

La presenza di metaboliti nell’organismo può facilmente alimentare un altro tipo di messaggio commerciale: la promessa di eliminare rapidamente il composto attraverso integratori, bevande detox, diete o programmi depurativi.

Non esiste però un protocollo di “detossificazione dall’homosalate” scientificamente riconosciuto.

L’organismo possiede già sistemi attraverso i quali metabolizza ed elimina le sostanze assorbite. Se una persona desidera diminuire l’esposizione, la strategia più semplice è ridurre o eliminare l’utilizzo di prodotti che contengono homosalate, scegliendo alternative appropriate.

Il dibattito sull’homosalate richiede quindi una certa cautela anche nel linguaggio. Definirlo semplicemente un “ingrediente tossico” sarebbe una conclusione troppo netta rispetto alle evidenze disponibili.

Esistono questioni tossicologiche che hanno portato a valutazioni e restrizioni normative, ed esistono studi che dimostrano l’assorbimento sistemico. Ma questo è diverso dall’affermare che una normale crema solare contenente homosalate provochi necessariamente danni alla salute.

Per chi preferisce applicare il principio di precauzione, le alternative esistono. L’importante è che la scelta di evitare un determinato filtro non significhi rinunciare alla protezione dai raggi UV.

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