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Belgio, confermato il blocco DNS contro lo streaming pirata: OpenDNS verso un nuovo addio

Il Belgio rafforza la propria strategia contro la pirateria sportiva online. Una nuova decisione giudiziaria ha confermato la validità dell’obbligo imposto ai principali servizi DNS alternativi di bloccare i domini utilizzati per accedere illegalmente alle partite trasmesse da DAZN.

La misura coinvolge realtà come Google, Cloudflare e Cisco, quest’ultima proprietaria del servizio OpenDNS. Proprio Cisco potrebbe adottare la soluzione più drastica: rendere nuovamente OpenDNS indisponibile nel Paese, sostenendo di non poter applicare tecnicamente il sistema di blocco dinamico e geolocalizzato richiesto dalle autorità belghe.

La vicenda nasce dal primo importante provvedimento ottenuto da DAZN nell’aprile 2025, nell’ambito del nuovo regime belga contro la pirateria. Oltre agli operatori Internet tradizionali, l’ordine aveva infatti coinvolto anche i fornitori di DNS pubblici, con sanzioni potenzialmente molto elevate in caso di mancato rispetto.

Il tribunale conferma la validità dei blocchi DNS

La prima reazione di Cisco era stata particolarmente netta: l’azienda aveva deciso di ritirare OpenDNS dal Belgio. Google e Cloudflare avevano invece implementato le misure richieste secondo le rispettive modalità, mentre tutte e tre le società avevano contestato l’ordine.

Nel luglio 2025, il tribunale aveva temporaneamente sospeso l’obbligo nei confronti di Cisco in attesa della decisione definitiva. OpenDNS era quindi tornato disponibile nel Paese e ulteriori provvedimenti analoghi erano rimasti sostanzialmente in attesa.

La situazione è però cambiata con la decisione del 20 agosto, quando il presidente del Tribunale delle imprese francofono di Bruxelles ha respinto il punto centrale della contestazione, riconoscendo come valido il requisito relativo al blocco DNS.

Secondo quanto riportato nella successiva decisione di attuazione del dipartimento anti-pirateria belga, il tribunale ritiene tecnicamente possibile per i resolver DNS alternativi impedire la risoluzione dei domini interessati. Le società, inoltre, non avrebbero dimostrato che i costi necessari per implementare il sistema siano sproporzionati.

Neppure il rischio di possibili errori di geolocalizzazione, con il conseguente blocco accidentale di utenti situati vicino ai confini nazionali, è stato sufficiente a modificare la decisione.

L’obiettivo è rendere più efficace il blocco già applicato dagli ISP, aumentando gli ostacoli per chi cerca di raggiungere servizi che trasmettono illegalmente eventi calcistici in diretta.

Multe fino a 20 milioni di euro, ma con alcune limitazioni

La decisione contiene comunque alcuni elementi favorevoli ai fornitori DNS. È stato eliminato, ad esempio, l’obbligo di reindirizzare gli utenti verso una pagina di avviso quando tentano di raggiungere un dominio bloccato.

Sono state inoltre ridimensionate le conseguenze economiche previste dal provvedimento. La sanzione può ancora raggiungere 100.000 euro al giorno, ma viene conteggiata soltanto nei giorni in cui vengono trasmesse in diretta le partite coperte dai diritti di DAZN.

È stato inoltre fissato un tetto massimo di 20 milioni di euro per azienda. Le sanzioni non dovrebbero applicarsi neppure ai casi di mancato blocco provocati da un errore eccezionale nei sistemi di geolocalizzazione.

Il sistema non punta quindi a mantenere permanentemente inaccessibili tutti i domini individuati, ma ad attivare le restrizioni nei momenti in cui possono avere il maggiore impatto sullo streaming illegale degli eventi sportivi.

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La lista può crescere di 100 domini alla settimana

Uno degli aspetti più significativi riguarda infatti il carattere dinamico della blocklist. L’ordine interessa le partite delle competizioni calcistiche belghe, compresa la Jupiler Pro League, e permette a DAZN di presentare un aggiornamento alla settimana contenente fino a 100 nuovi domini.

DAZN deve comunicare al dipartimento anti-pirateria la giornata di campionato interessata dall’aggiornamento con almeno sette giorni lavorativi di anticipo. I provider DNS dispongono successivamente di cinque giorni lavorativi per implementare le modifiche.

Il blocco vero e proprio deve scattare soltanto 90 minuti prima dell’inizio delle partite.

La scelta è intenzionale: riducendo il tempo tra l’attivazione delle restrizioni e il calcio d’inizio, le autorità puntano a rendere più difficile per gli utenti individuare preventivamente domini alternativi e organizzarsi per aggirare il blocco.

La natura evolutiva del sistema è già evidente nei dati resi pubblici: i domini interessati sarebbero passati dai 58 iniziali a 258.

Cisco prepara nuovamente l’uscita di OpenDNS dal Belgio

Per Google e Cloudflare, che avevano già rispettato il provvedimento originario, la nuova decisione non dovrebbe determinare cambiamenti sostanziali. Per Cisco, invece, le conseguenze potrebbero essere molto più visibili.

Durante il procedimento, la società ha comunicato al dipartimento che intende ritirare nuovamente OpenDNS dal mercato belga.

Secondo Cisco, l’architettura del proprio DNS pubblico non consentirebbe di applicare il tipo di blocco selettivo, geolocalizzato e dinamico previsto dall’ordine. Implementare le modifiche necessarie, secondo la posizione dell’azienda, rischierebbe inoltre di compromettere prestazioni, stabilità e sicurezza del servizio.

Cisco considera quindi l’interruzione di OpenDNS in Belgio l’unica misura concreta che sarebbe tecnicamente in grado di adottare. Il dipartimento anti-pirateria belga considera questa soluzione, per quanto drastica, compatibile con l’obbligo imposto dal tribunale.

I resolver DNS dispongono di tre mesi per adeguarsi alle nuove disposizioni. Nel frattempo OpenDNS rimane disponibile in Belgio, mentre Cisco ha indicato l’intenzione di presentare appello.

La vicenda non è quindi ancora definitivamente chiusa. Se l’impugnazione non dovesse modificare il quadro attuale, gli utenti belgi di OpenDNS potrebbero vedere il servizio diventare nuovamente inaccessibile entro la fine dell’anno.

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