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PromptSpy inaugura una nuova era di cyberattacchi con l’intelligenza artificiale

Un nuovo malware chiamato PromptSpy sta attirando l’attenzione degli esperti di sicurezza informatica perché introduce un elemento finora inedito nel panorama delle minacce mobili: l’uso dell’intelligenza artificiale generativa per rafforzare la propria permanenza sui dispositivi infetti.

Secondo un’analisi pubblicata dalla società di cybersecurity ESET, questo software malevolo integra funzionalità legate al modello Gemini per osservare in tempo reale ciò che appare sullo schermo e adattare il proprio comportamento. L’obiettivo è chiaro: evitare di essere disinstallato o bloccato dall’utente.

Si tratta della prima minaccia documentata in ambito mobile in cui l’IA generativa viene utilizzata come parte del meccanismo di persistenza. Invece di affidarsi esclusivamente a script rigidi e predefiniti, PromptSpy è in grado di interpretare elementi visivi dell’interfaccia – come pulsanti, menu e impostazioni – generando istruzioni dinamiche per restare attivo anche quando la vittima tenta di rimuoverlo.

Un malware che si adatta al dispositivo

Il ricercatore Lukáš Štefanko ha evidenziato come questa innovazione permetta agli attaccanti di automatizzare l’adattamento del malware a diversi modelli di smartphone, risoluzioni dello schermo e versioni del sistema operativo Android. In passato, i criminali informatici dovevano sviluppare script specifici per ogni scenario; oggi, grazie all’IA, questo processo può essere in gran parte automatizzato.

PromptSpy non si limita però a rimanere nascosto. Il malware include un modulo Virtual Network Computing (VNC), che consente agli operatori di visualizzare lo schermo del dispositivo compromesso e di interagire a distanza. In pratica, gli aggressori possono controllare quasi completamente lo smartphone: aprire applicazioni, raccogliere dati sensibili e monitorare le attività dell’utente.

Per ottenere questo livello di controllo, il programma sfrutta in modo illecito i Servizi di Accessibilità del sistema, funzionalità nate per supportare persone con disabilità ma che, se concesse impropriamente, possono essere utilizzate per intercettare informazioni visibili sullo schermo, impedire la disinstallazione tramite sovrapposizioni invisibili e registrare contenuti.

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Crittografia, controllo remoto e IA: una combinazione pericolosa

L’analisi tecnica ha inoltre rilevato che PromptSpy comunica con i propri server di comando e controllo utilizzando la crittografia AES, rendendo più complessa l’individuazione del traffico sospetto da parte degli strumenti di sicurezza. La combinazione di connessioni cifrate, accesso remoto e adattamento dinamico tramite IA rende questa minaccia particolarmente sofisticata.

La campagna individuata avrebbe colpito principalmente utenti in Argentina, dove il malware è stato distribuito attraverso un sito esterno collegato a un’app chiamata MorganArg. Gli esperti precisano che il software non è stato trovato negli store ufficiali e non risulta, al momento, una diffusione su larga scala. Potrebbe trattarsi di un’operazione limitata o addirittura di una prova di concetto.

L’intelligenza artificiale come nuova frontiera del cybercrime

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in un contesto di malware segna un cambiamento significativo nell’evoluzione delle minacce digitali. Fino a oggi, la maggior parte dei software dannosi si basava su istruzioni statiche, facilmente aggirabili quando le interfacce o i sistemi di difesa venivano aggiornati. Con modelli capaci di interpretare l’ambiente in tempo reale, gli attaccanti possono creare strumenti più flessibili e difficili da neutralizzare.

Sebbene le tecnologie di IA nascano per scopi legittimi – come nel caso delle soluzioni sviluppate da Google – il loro riutilizzo in ambito criminale dimostra quanto queste capacità possano essere sfruttate in modo improprio. Gli analisti temono che questa tendenza possa consolidarsi, aumentando il livello di complessità dell’ecosistema del cybercrime.

Per ridurre i rischi, gli esperti raccomandano di adottare pratiche di sicurezza di base ma fondamentali: installare applicazioni solo da fonti ufficiali, controllare con attenzione i permessi richiesti e mantenere sempre aggiornato il sistema operativo. In un contesto in cui il malware può adattarsi e “imparare”, la prevenzione resta la prima linea di difesa.

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