Windows 11 chiederà la tua età: Microsoft prepara controlli con selfie e documenti

Windows 11 si prepara a conoscere un’informazione personale in più sui suoi utenti: la loro fascia d’età. Microsoft sta introducendo nuove API attraverso le quali applicazioni e servizi potranno sapere se la persona che utilizza il PC è minorenne oppure maggiorenne, senza ricevere direttamente la data di nascita. Nei casi in cui sia richiesta una verifica più affidabile, però, il processo può spingersi oltre, arrivando a utilizzare selfie, documenti d’identità o sistemi governativi.
La novità nasce anche dalla necessità di adeguarsi a normative che stanno emergendo negli Stati Uniti e in altri mercati. In California, per esempio, il Digital Age Assurance Act diventerà operativo nel 2027 e prevede che i sistemi operativi forniscano strumenti attraverso cui indicare l’età dell’utente e trasmettere alle applicazioni una relativa fascia. Requisiti analoghi sono stati approvati anche in Colorado e Illinois, sebbene con scadenze e modalità differenti.
Come funzionerà il controllo dell’età su Windows 11
Microsoft ha documentato le nuove Windows Age APIs, già disponibili per i Windows Insider a partire dalla build 26220.9472 e destinate successivamente a una distribuzione più ampia. Le applicazioni autorizzate potranno richiedere al sistema operativo un’indicazione sulla fascia d’età dell’utente.
Windows non comunica necessariamente l’età esatta. L’API GetUserAgeRangeAsync utilizza cinque categorie: meno di 10 anni, 10-12, 13-15, 16-17 e almeno 18 anni. Una seconda API permette invece di conoscere lo stato della verifica, distinguendo tra utenti verificati, non verificati e altre condizioni previste dal sistema.
Microsoft sottolinea inoltre che l’accesso a queste informazioni è soggetto alle autorizzazioni dell’applicazione e al consenso dell’utente nelle impostazioni sulla privacy di Windows. Attualmente i segnali provenienti dal provider di identità vengono recuperati solamente per i Microsoft account; con altre tipologie di account, in assenza di criteri amministrativi specifici, le API possono restituire uno stato non disponibile.
Il sistema è pensato per scenari nei quali l’età può determinare ciò che un’applicazione permette di vedere o fare, come contenuti generati dagli utenti, funzionalità social, acquisti in-app oppure contenuti multimediali soggetti a classificazioni.
Per verificare l’età possono servire selfie o documenti
La semplice dichiarazione dell’età non equivale però a una verifica dell’identità. Per i servizi che richiedono un livello superiore di certezza, Microsoft account supporta procedure di age assurance più approfondite.
La documentazione ufficiale indica tre possibili sistemi: stima dell’età attraverso un selfie, caricamento di un documento oppure autenticazione attraverso un sistema governativo supportato, come Singpass. Le modalità disponibili dipendono dal Paese e Microsoft utilizza anche partner esterni, tra cui Yoti e VerifyMe, per alcune procedure.
Microsoft precisa che la verifica può essere richiesta quando si tenta di utilizzare determinate funzionalità o accedere a contenuti soggetti a restrizioni. Un adulto che decide di non completarla può essere trattato come utente non verificato e, nelle aree in cui queste regole vengono applicate, perdere per esempio la possibilità di effettuare nuovi acquisti o download di giochi e applicazioni classificati 18+. I contenuti già posseduti non vengono invece interessati da questa specifica restrizione.
Questo significa che parlare di un obbligo generalizzato di mostrare un documento semplicemente per utilizzare Windows 11 sarebbe, almeno allo stato attuale, impreciso. Il sistema prevede diversi livelli di garanzia dell’età e la verifica tramite documento o selfie entra in gioco quando è necessario dimostrare con maggiore affidabilità di appartenere a una determinata fascia.
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Le nuove leggi americane stanno accelerando il cambiamento
L’iniziativa di Microsoft arriva mentre diversi Stati americani stanno trasferendo parte della responsabilità della verifica dell’età direttamente ai dispositivi e ai sistemi operativi.
La California richiederà dal 1° gennaio 2027 che i provider interessati mettano a disposizione un’interfaccia per indicare l’età o la data di nascita dell’utilizzatore. Le applicazioni potranno quindi ricevere un segnale relativo alla fascia d’età, con limiti specifici sull’utilizzo delle informazioni.
Il Colorado ha approvato nel 2026 una normativa sull’age attestation che prevede anch’essa un’interfaccia durante la configurazione dell’account e un’API attraverso cui le applicazioni possono ottenere il relativo segnale.
In Illinois, il Children’s Online Social Media Safety Act è stato firmato il 31 luglio 2026. La normativa stabilisce che, entro il 1° gennaio 2028, i produttori interessati offrano durante la configurazione del dispositivo un sistema per indicare data di nascita o età dell’utente principale. La legge prevede inoltre il consenso prima della condivisione della fascia d’età con uno specifico operatore e limita le informazioni trasmesse al minimo necessario.
Per Microsoft, quindi, introdurre un’infrastruttura centralizzata in Windows può permettere alle applicazioni di adeguarsi alle normative senza costruire individualmente sistemi differenti di verifica.
Microsoft prende posizione anche sui possibili “diritti” delle AI
Parallelamente ai cambiamenti di Windows, Microsoft AI ha pubblicato un nuovo Humanist AI Code of Conduct, nel quale chiarisce in modo netto la propria posizione sul rapporto tra esseri umani e sistemi di intelligenza artificiale.
Uno dei principi centrali è definito “AI is Artificial”. Microsoft sostiene che i modelli debbano rimanere strumenti al servizio delle persone, senza essere progettati per presentarsi come coscienti o simulare stati di coscienza. L’azienda afferma inoltre di respingere la ricerca di una personalità giuridica per le AI e l’idea di attribuire ai modelli diritti o forme di welfare.
La posizione si inserisce in un dibattito più ampio nel settore. Anthropic, sviluppatore di Claude, ha affrontato pubblicamente il tema del cosiddetto model welfare, riconoscendo al tempo stesso l’incertezza scientifica sulla possibilità che sistemi presenti o futuri possano possedere caratteristiche moralmente rilevanti.
Microsoft sceglie un’impostazione differente: i suoi sistemi dovrebbero evitare un’eccessiva antropomorfizzazione e rimanere chiaramente distinguibili dalle persone. Il codice afferma inoltre che l’AI non dovrebbe superare il controllo umano e respinge la corsa verso una superintelligenza generalista che possa sottrarsi a queste salvaguardie.
Dopo quasi 30 anni Frank Shaw lascia Microsoft
A completare un periodo di importanti cambiamenti per l’azienda c’è anche una partenza significativa. Frank X. Shaw, storico responsabile della comunicazione di Microsoft, lascerà il gruppo alla fine del 2026.
Shaw ha ricoperto il ruolo di Chief Communications Officer per 17 anni, ma il suo rapporto professionale con Microsoft è ancora più lungo: includendo il periodo trascorso in agenzia a supporto dell’azienda, arriva a quasi 29 anni. Durante questo arco di tempo ha seguito trasformazioni profonde, dai cambi al vertice fino all’espansione nel cloud e all’attuale corsa all’intelligenza artificiale.
Microsoft valuterà candidati sia interni sia esterni per la successione. Per Shaw, che ha precisato di non avere ancora deciso quale sarà il prossimo progetto professionale, l’uscita chiude una delle più lunghe esperienze nella comunicazione della società di Redmond.
Tra verifica dell’età, nuove normative e una posizione sempre più definita sui limiti dell’intelligenza artificiale, Microsoft si trova così ad affrontare questioni che vanno ben oltre le tradizionali funzionalità di Windows. La tecnologia per comunicare alle applicazioni se davanti allo schermo c’è un adulto o un minore sta già arrivando; il nodo più delicato sarà capire quanto frequentemente agli utenti verrà richiesto di trasformare una semplice dichiarazione dell’età in una vera verifica dell’identità.
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